Io, poesia?

Ebbene sì. In un momento di noia unito a dell’eterna pioggia, abbozzai una poesia. Anche se non la definirei tale.

Ritrovata su un vecchio quaderno di Matematica. Risalente a due anni, credo.

“Piove.

Ininterrottamente.

Da quanto?

Non lo so.

Plic-plic-plic-plic.

Circonferenze concentriche i stagliano di fronte a me, nelle buche delle strade dissestate.

La voglia di interrompere questa naturale perferzione geometrica è forte.

La ruggine è come un parassita.

La scala antincendio, da verde, ha assunto un colore marrone.

Non mi stupirei, se questo edificio crollasse da un momento all’altro.

Piove.

Ininterrottamente.

Da quanto?

Non lo so.

Plic-plic-plic-plic.

Le macchine mantengono velocità temerarie.

Le sottane s’inzuppano al loro passare.

Sarebbe inutile porgere delle lamentele.

In fondo si tratta solo di acqua.

Sporca.

Piove.

Ininterrottamente.

Da quanto?

Non lo so.

Plic-plic-plic-plic.

I piedi sono molli.

Le ossa sono spugnose.

I capelli sono anarchici.

La gola è in fiamme.

Gli occhi sono accecati dalla luce che riesce a farsi spazio fra le amiche nubi.

Piove.

Ininterrottamente.

Da quanto?

Non lo so.

Plic-plic-plic-plic.

L’ennesimo ombrello è rimasto vittima della tempesta.

Reduce, torna a casa dalla trincea della vita.

Un’altra battaglia è stata persa.

Porca miseria!”

Ottobre 2, 2009. Tag: , , , , , , , , , . Uncategorized. 1 commento.

Idolatria, porta i cervelli via.

Dopo il decesso del buon Michael Jackson, speravo che la mia personale overdose estiva di servizi televisi e articoli di giornale su un VIDP (Very Important Dead Person) fosse terminata.

Invece no. Martedì 8 settembre vengo, fortunatamente, aggiornata in tempo reale che il vecchio Mike Bongiorno è passato a miglior vita. I bagnanti di cala Fonte sono più efficienti dell’ANSA.

Come previsto, la mattina successiva  vastissimi  ‘coccodrilli’ hanno divorato le prime pagine di tutti i quotidiani, mettendo in disparte notizie più rilevanti. In particolare, le magagne politiche. Elementare, Watson. Ringrazio DAVVERO di non essere stata a contatto con la televisione. Posso comunque facilmente immaginare il bombardamento mediatico che ha colpito le menti degli italiani, in particolari quelle appartenenti alla fascia della terza età.

“Mike ha unificato l’Italia!”

Allora perché si studia ancora il Risorgimento? O almeno,  si finge di studiarlo? Quello sporco comunista di Garibaldi potrebbe accontentarsi di essere il soggetto di canzoncine da osteria, biascicate da consumatori di Tavernello. Cavour, invece, rimarrebbe esclusivamente correlato al dietetico bicerin. Ad aiutare Mike, nel controllo dell’unificazione italiana, ci sta già pensando la Lega. Puoi dormire a sonni tranquilli.

“Mike ha partecipato alla Resistenza italiana. Un vero eroe!”

Ok, Mike. Hai fatto il partigiano. Hai rischiato di essere fucilato. Ti sei salvato la pelle. Peccato che poi tu ti sia messo nelle mani di un grande fanatico del 25 aprile. Silvio Berlusconi, colui che ogni anno minaccia di paragonare i caduti della Resistenza a quelli della Repubblica di Salò.

Vabbè, è inutile accanirsi con un povero morto. Giocherei sporco, come quando Silvio spara sulla Croce Rossa assumendosi l’intero merito per la costruzione delle case in Abruzzo.

Provo a far finta di niente. Peccato che l’ennesima provocazione arrivi con la sepoltura: funerali di STATO nel DUOMO DI MILANO. Insomma, noi italiani farlocchi abbiamo ancora dovuto pagare un ingente funeral party ad un pluri miliardario. Mi sembra un ragionamento perfetto, senza manco una grinza. Se voleste farvi un’idea su come funzioni, ecco una piccola delucidazione:

http://it.wikipedia.org/wiki/Funerale_di_stato

A presediare su tutti, l’immancabile arringatore del Pdl: presente come il prezzemolo che insidia i nostri pasti, credibile quanto i pagliacci della cricca Orfei. Il nostro giovane e prestante premier ha trovato un’altra occasione pubblicitaria, per farsi bello davanti agli allocchi. La sua specialità è quella di riempirsi la bocca con parole vane, ma che sulle papille gustative  degli italiani risultano dolci come miele infarcito di Lexotan.

Mais bravò Silviò! Très très bien! Prova superata. Anche perché tu e Mike eravate in OTTIMI rapporti, come dichiarò il povero morto a Fazio in una puntata di “Che tempo che fa?”. A tuo confronto, i soldi del Monopolino sono talmente veri da poter trovare alloggio nei nostri portafogli. Risparmia le tue finte lacrime per le aste su Ebay.

Settembre 27, 2009. Tag: , , , , , , , , , , , , . Uncategorized. Lascia un commento.

Latrina e popcorn.

Rivangare episodi passati della mia vita. Questo è un mio punto forte. Soprattutto se si trattano di fatti definibili raccapriccianti e al limite della credibilità.

Una domenica estiva di 16-17 anni fa, la famiglia Carlone decise di impiegare le sacre ore di riposo e di preghiera, donataci dal signore, in una rilassante e simpatica gita a Torre Canavese, per vedere una mostra sui tesori dello zar. Di che zar si trattasse, non lo so.

Le intenzioni di trascorrere una giornata tranquilla c’erano. Peccato che furono sottovalutati dei fattori non proprio minimizzabili: in primis, mia nonna Luciana nella sua forma più smagliante di insopportabilità. In secundis, fu uno dei primi spostamenti a lunga distanza con il nostro storico ‘gioellino’ Ford Sierra Station Wagon 4×4 bordeaux. Peccato che, prima d’allora, non avessimo mai collaudato l’aria condizionata. Testardamente, il babbo ci obbligò a tenere i finestrini alzati per far sì che godessimo della brezza artificiale. Dovevamo solo tenere un po’ di fede e di pazienza, sarebbe stata una questione di pochi minuti.

Secondo lui.

Risultato: facemmo più di metà viaggio in modalità effetto serra, mentre fuori si squagliava l’asfalto. Tutti paonazzi, una volta giunti a destinazione, constatammo con immenso piacere che ad attenderci vi era una coda alla biglietteria chilometrica.

Come ingannare il tempo, se non facendo tappa alla lurida turca del bar?

Mia sorella sentì lo stimolo di defecare, subito dopo che io e papà uscimmo dai bagni. Che tempestività.

Per non dover ripetere l’attesa allo sciacquone, i miei genitori indirizzarono la piccola Elena ad una cacata più sauvage dietro ad una macchina. Il fato maligno volle far passare, proprio in quell’istante, una coppia di fidanzatini in amore. Mia sorella, inibita dall’imbarazzo, interruppe bruscamente l’atto della concimazione in fase, purtroppo, già inoltrata. In parole spicce, si smerdò tutta.

Non potendo prevedere un tale imprevisto coprofilo, si rimediò a quel piccolo contrattempo avvolgendo quel piccolo spargiletame di mia sorella con delle pagine di un quotidiano. Una vera e propria cronaca nera.

Deviazione momentanea di tappa: andammo al Meleto di Gozzano, loco in Agliè. Lì un turista, non molto attento, mi diede una botta in faccia con la sua macchina fotografica. Per tutto il corso della visita, tirai degli urli degni da attirare l’attenzione persino di Milingo. Per vendicarmi dell’offesa appena subita, mi fiondai con odio, assieme a mia sorella, in direzione della preziosissima macchina fotografica d’epoca a soffietto appartenuta al poeta. Seguì un meritato ammonimento da parte del sorvegliante.

Alle 17 circa, sfiancati, incominciammo ad avviarci verso la strada di casa.  Però, continuava a dolere il dente avvelenato di Torre Canavese. Senza perderci d’animo, decidemmo di ritentare la titanica impresa. Per rendere più facili gli spostamenti, ci dividemmo nel modo seguente.

SQUADRA 1: mamma, nonna, Elena;

SQUADRA 2: io e babbo.

Visita del tesoro finalmente fu.

La vescica di Luciana necessitava di essere svuotata. I bagni del museo regalarono l’ennesima piacevole sorpresa: il pavimento allagato con un miscuglio di acqua, urina e cartaigienica disciolta. La nonna, inevitabilmente, si inzaccherò la gonna alla zingara e gli zatteroni in sughero. La reazione fu scontata: la donna inveì contro il personale sfruttato, minacciando di denunciare il direttore.

Ma il momento clou della giornata sta per incombere: la sottoscritta, dopo aver sbranato un mastello di pop corn, decretò come latrina un campo da tennis a lei congeniale. Di lì a pochi istanti un giocatore, in fase di smash, pestò in pieno la mia cacca. Ebbe così inizio il primo e, spero, ultimo torneo di Merdedlon. Come discorso d’inaugurazione, una serie di bestemmie.

Con non chalance, facemmo finta di niente e ci accodammo alle imprecazioni nei confronti di questo ipotetico animale selvaggio che cagò sulla terra battuta.

Per fortuna, una giornata è composta da sole 24 ore. Questa, in particolare, si concluse con un’insistente richiesta da parte mia e di mia sorella di consumare una pizza alle 22.

Ecco la valida alternativa alle domeniche da trascorrere a rubare matitine all’Ikea.

Agosto 21, 2009. Tag: , , , , , , , , , , . Coprofilia, Domenica all'Ikea. 3 commenti.

Rigurgiti mentali, prima della tempesta.

Io e i ‘portafas’ formiamo una gran bella squadra: la ragazza, a primo impatto, più fallita e d’impaccio di tutta la Italia assieme agli animali, apparentemente, più inutili della Terra.

Io non detesto le gite fuori porta. Odio semplicemente il mio concreto mantenimento che si protae da quasi 20 lunghi anni.

Sono solamente un ingranaggio che è ancora in attesa di trovare il suo preciso collocamento, nella grande catena della vita.

Coi piedi fradici d’acqua, pulisco amorevolmente le rocce del fiume.

Nonostante siamo ancora in piena estate, gli alberi cominciano a prenotarsi, per una tinta biondo-oro, presso l’eccellente coiffeur “Chez Automne”. Non vorranno far sfigurare le loro foglie, in vista della prossima stagione.

Spero vivamente di non essere pescata, dal momento che ho trovato un temporaneo rifugio mentale in una riserva di pesca.

Nel letto del fiume, alcune foglie non si rinfrescano. Anzi, mi dilettano con un’adrenalinica gara di velocità.

L’atleta Marron Rosso, proveniente dall’albero dinanzi a me, si è incastrato tra le fessure di una roccia.

Suspence.

Questo intoppo potrebbe permettere al corridore Giallo di effettuare il sorpasso.

Merda. Piove.

Mai si aveva assistito ad una competizione così agguerrita, nel mondo dello sport: i partecipanti se la giocheranno fino all’ultimo cm.

Colpo di scena!

Il novellino Verde sbaraglia gli avversari, e taglia il traguardo con il tempo di 24h 31′ 49”.

Record del mondo, signori e signore.

A seguire, la premiazione con il rispettivo inno del vincitore: “Green Submarine”.

Agosto 3, 2009. Tag: , , , , , , , . Uncategorized. 1 commento.

Aborto animato: Walt Disney era un fervente credente.

L’invettiva del giorno si rivolge ai famigerati nipoti trovatelli dei cartoni animati e dei fumetti. Per chi non avesse ancora centrato l’argomento di questo sssssssspumeggiante post, è meglio che ravani nei meandri più sudici della propria memoria per riportare alla luce del sole personaggi immortali quali Qui, Quo, Qua, Emy, Ely, Evy, Paperetta Yè-Yè, Newton, Pennino, Tip, Tap, Gilberto, Lupetto e, perché no?, Paolino Paperino stesso.

A meno che Walt Disney credesse nell’immacolata concezione, mi sorge un dubbio spontaneo: dove si trovano le ipotetiche sorelle o cognate acquisite?

Esistono?

Nel caso che queste donne abbiano un’ubicazione spaziale ben precisa, perché sfornano bambini in quantità fordiane?

Soprattutto, perché rifilano i propri pargoli al loro più prossimo parente sfigatissimo?

I figli non sono come i croissant: non sono nè burrosi al gusto, nè facilmente smaltibili grazie all’intervento degli intestini tenue e crasso.

Dietro alla creazione e alla crescita di una nuova generazione, si celano ENORMI responsabilità.

A maggior ragione, se si trattano di due-tre bocche o becchi da sfamare contemporaneamente.

Walt non è che avesse un gran istinto materno. Ed era pure maschilista, a mio avviso.

Non capisco, perché i pochi personaggi femminili siano rappresentati da squinzie muriatiche di prima categoria quali Minnie, Paperina, Clarabella, Chiquita e compagnia corrosiva?

Donne restie al sesso, ma non a fare le gatte morte con mezza Topolinia o Paperopoli, per avere in cambio favori frivoli.

Cambiando totalmente autore e tavole ad inchiostro, come non citare Segar e il suo Popeye the sailor man?

Sui fumetti, niente da ridire. Quindi, preferirei soffermarmi sulle due versioni animate di mia conoscenza.

Nella prima, l’unico elemento che mi fa inalberare è l’adozione, da parte di Braccio, di ben QUATTRO nipoti indemoniati ed uguali a dei carlini. Insomma, oltre ad essere stronzi sono pure dei discreti cessi.

Bell’affare!

Per il resto, le storie e i personaggi sono abbastanza attinenti al fumetto originale.

Nell’altra versione, di datazione più recente, sono rimasta sbigottita da numerevoli particolari: innanzitutto, Popeye si spoglia della sua storica casacca da marinaio per rinnovare il suo guardaroba con chiccosissime e sgargianti camice hawaiiane e bermuda da scalatore.

Mi sembra giusto!

Olivia, oltre a vomitare bile non appena apre quella sua boccaccia tumida, cambia acconciatura presso il coiffeur non vedente dei mini Pony. Lo storico chignon, fonte d’ispirazione anche per il packaging di un famoso profumo, viene rimpiazzato da un’orrenda permanente anni ‘80. Inoltre, per tenere assieme quei quattri ciuffetti spelacchiati sul suo cuoio capelluto, quello yogurt scaduto di donna si avvale di una fascetta elasticizzata rosa confetto.

Nonostante ciò, la buona Olive Oil rimane sempre una zoccola. In senso figurato, ovvio.

Mi soffermerei ancora su Swee’Pea, meglio conosciuto in Italia come Pisellino. Nel fumetto si limita ad assomigliare ad una pupa, con sopra una testa dall’espressione ebete e statica, a balbettare qualche incomprensibile trojata e a fare scorribanda con il pulcioso Eugene the Jeep. Nel cartone, invece, si trasforma in un ragazzino belloccio scritturabile per High School Musical. Capelluto e viziato, si rifiuta di ingurgitare le sue quotidiane tre o quattro latte di spinaci inscatolati una ventina di anni fa.

Parbleu! Coniglio dal cappello: anche Brutus ha per casa un figlio/nipote comparso dal nulla, il quale è OVVIAMENTE in competizione con Pisellino. Mi chiedo chi avrà la meglio tra i due. Davvero non saprei immaginarlo. Il buono e figo, oppure il brutto e cattivo?

Per ultimo, ma non per importanza, ritengo rilevante la sigla italiana di questo magnifico cartone animato. È cantata dalla solita diabetica e leziosa Cristina D’Avena, però la cosa peggiore è il coretto di seconde voci, che si ripete costantemente per tutta la durata della canzone, che ricorda gli acuti dei Chipmunks.

Mi rivolgo alle nuove generazioni di fumettisti, e faccio loro un appello: introducete l’aborto nelle vostre tavole, cosicché non vi siano più vagonate di bambocci da far adottare a quei poretti di personaggi grafitati.

Luglio 21, 2009. Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aborto, Segar, Spiderman, Walt Disney. 4 commenti.

DDB: Stuttgard 23/03/09. “We wanna be sedated”.

Giornata tranquilla per tutte.

Pranzo in famiglia e non.

Io ed Eli ci ritroviamo al ristorante cinese, tipico modo per festeggiare la Pasqua.

Siamo in una stanza per fumatori.

Sei persone in un tavolo da dieci, tra cui un ragazzo simpaticissimo che ha insistito per infiltrarsi in questa cena esclusiva.

Probabilmente voleva conoscerci (così orgogliosamente crediamo), ma l’unica cosa che ci chiede in tutta la serata è se conoscessimo il significato della parola Titten (alias tette).

Segue un silenzio imbarazzante.

Impeccabile il servizio al tavolo: mancano i tovaglioli. Ma in cambio, aperitivo gratis (un apparente rosè che sapeva di saponetta alla rosa).

Il cameriere parla tedesco peggio di noi e continua a ridere.

Nonostante ciò, riusciamo ad ordinare da mangiare.

A fine pasto ci viene la brillante idea di bere un aperitivo.

Alla modica cifra di 1€ al bicchiere, ci viene riproposto lo stesso rosè di merda, questa volta spacciato per Sekt.

Non c’è altra soluzione che bere alla botta.

I biscotti della fortuna contengono tutti lo stesso destino.

Si paga.

I cinesi insistono per regalarci uova colorate: non sanno più come sbarazzarsene.

Segue la solita camminata chilometrica per raggiungere la casa di Sum41-puffo.

Tutte le case a cui passiamo davanti s’illuminano d’immenso.

La cosa è molto inquientante. Ma lo è ancora di più il fatto che viene ad aprirci la porta un punk, bello come un adone, dotato pure di cresta.

Gli anfibi sono il the best, però temiamo entro fine serata una scarica di botte.

Si respira lo spirito punk in questa camera, o meglio dire appartamento, gigante con tanto di sauna, tavolo da biliardo, un negozio di scarpe in esposizione e un letto 10 piazze.

Spopolano calendari porno, alternati a poster punk.

Si beve birra, e finalmente si fuma schischa.

A farci compagnia ci sono una bambola gonfiabile che si chiama Sìsì, e delle cremine commestibili da spalmare sul corpo.

Io e Sìsì.

Io e Sìsì.

Tutta sborra...

Tutta sborra...

Non vogliamo immaginare quanti litri di spermatozoi siano stati sparsi in questa stanza.

Ci sono tamarri misti punk.

Si teme un’orgia.

Chissà dove sono nascosti gli strumenti sadomaso.

Niki continua a flirtare con chiunque gli passi a pochi cm dalla figa.

Soprattutto con il punk-portiere che, nel frattempo, si è bevuto 2 birre da un litro ciascuna nel giro di un quarto d’ora (5,9%). Non ancora soddisfatto, è andato a comprare una cassa con sole 20 birre. Ne stappa altre 2. Tra un Scheiße e l’altro, ci dice anche “Alla salute!” con un perfetto accento siciliano.

Continua però ad aumentare il nostro disprezzo nei suoi confronti per alcuni motivi:

1) le braccia sono inequivocabilmente bucate;

2) ha dei braccialetti stile catene della bici;

3) la cresta è pure malfatta.

Sorvoliamo.

Foto di gruppo, da sx verso dx: Titten, Punk, Niki, Sine.

Foto di gruppo, da sx verso dx: Titten, Punk, Niki, Sine.

Puffo Sum-41 Punk.

Puffo Sum-41 Punk.

Si fuma la seconda schischa.

Eli fa per passarmela, e brillantemente riesce a rovesciarla.

Carbone ardente sparso su tutto il parquet.

Le bruciature sono inevitabili.

Siamo già pronte in prospettiva di possibili botte.

Niki naturalmente non c’è, e nemmeno il padrone di casa.

Facciamo 2+2.

Cazzo!

Ipotizziamo cosa ci potrebbe succedere da qui a poco.

Torna il puffo.

Ringraziamo il suo spirito punk.

Di fronte al disastro, si limita a dire solo un “Fuck off!” e riaccende la shisha.

Evitiamo i lividi.

Siamo ancora vive.

Si ascolta Ramones.

ORE 01.17

Finalmente a casa.

Altri avvenimenti importanti sono nel frattempo accaduti.

A 00.15 usciamo di casa e abbiamo il bus dopo 5 minuti.

La fermata ovviamente non potrebbe che essere dall’altra parte della città, come al solito.

I punk-tamarri hanno anche un momento di simpatia nei nostri confronti, e ci dicono: “Alla salute!” tutti insieme.

Abbiamo corso come delle puttane, in fuga dai loro protettori incazzati.

Abbiamo perso il bus.

Isy telefona a casa. Grandi litigate via cellulare.

Niki invece non si smentisce. Per l’occasione è stata ribattezzata “Niki alla ricerca dei cazzi perduti”.

Infatti si mette a fare l’autostop a quelle 2 macchine in croce che passano per Bönnigheim.

Tra genitori incazzati, e passaggi scroccati a tamarri tedeschi, in qualche modo si riesce a tornare a casa.

Luglio 19, 2009. Cinesi, Niki alla ricerca di cazzi (Moccia), Pasqua con chi vuoi. Lascia un commento.

DDB: Stuttgard 22/03/08. “N**i alla ricerca dei cazzi perduti”.

ORE 17.15

Siamo sul treno, di ritorno da Ludwisburg.

Oggi, dopo esserci svegliate con calma (alias 12.30), abbiamo optato per un tranquillo pomeriggio di shopping.

Anche questa volta, abbiamo svaligiato mezzo centro commerciale, soprattutto Müller e H&M (che novità!).

Arriviamo a Bietigheim e scopriamo che dobbiamo aspettare altri 30 minuti, prima che passi il prossimo bus.

Che fare?

Spesa dal fruttivendolo, oppure un sano kebab?

La piazza, al momento, offre solo questi due svaghi. Ovviamente scegliamo il secondo.

Toni fa goal, intanto noi attendiamo 3 Döner e una porzione di patatine.

Sul bus apparentemente tutto è tranquillo, fino a quando non si siede accanto a me uno di vecchietti con l’aria da attacca bottoni e veramente tachente. Inizialmente, si limita a parlare da solo e ride tra sè e sè. Peccato che, ad un certo punto, senta la sua mano sulla mia coscia e comincia ad accarezzarmela.

Io la sposto. Lui la smette.

Però continua a guardami con sguardo da beota, a sorridermi e si avvicina pure alla mia faccia.

Aiuto! Che minchia faccio?

Il fato interviene, e per qualche motivo lo fa scendere dal bus. I sorrisetti e le occhiatine persistono anche dal marciapiede. Liebe auf dem ersten Blick!

Sarà meglio berci su stasera!

ORE 20.30

Si prende il bus verso Bietigheim.

Concerto di un certo gruppo locale, meglio conosciuto come Tinitus.

È doverosa, però, prima una tappa al supermercato.

Io ed Eli finiamo nel reparto mini-alcoolici: ci sembra di essere nel Paese dei balocchi!

Confusione totale su cosa prendere.

Su consiglio delle tedeschine, compriamo: una confezione con sole 25 mini bottigliette di vodka, 2 mini Sekt Cinzano d’Asti, una birra scelta a caso e 4 mini aperitivi simil Aperon bitter che si chiamano “Ti amo”.

Ormai sono diventata l’adepta apri Sekt, e davanti al supermercato mi metto all’opera.

Non so però dove puntare la bottiglia: intorno a me ci sono solo case e macchine. Alla fine decido per quasi colpire un gruppo di persone.

Missione compiuta.

Io ed Eli decidiamo di essere parche con l’alcool, appena comprato, e puntiamo a farcelo bastare fino a martedì o usarlo almeno come souvenir.

Prima di entrare nel locale, ci fiondiamo sulle mini vodke più sfiziose (gusti panna e mela) per cercare in seguito di barattare le altre più nauseabonde (fico, prugna e un gusto ancora non inquadrato) con della birra.

I tedeschi però, simpaticamente, si limitano solo ad accettare i nostri regalini, senza darci in cambio altro alcool. Bastardi!

Un gruppo, nel frattempo, sta suonando e andiamo a vedere come è la situazione.

Siamo letteralmente finite in un concerto pseudo emo.

Aiuto!

Si poga.

Gente si fa.

I rasta saltano nell’oscurità.

C’è puzza di ascelle.

A questo punto, decido di buttarmi nella mischia durante una canzone.

Io e il pogo tedesco.

Io e il pogo tedesco.

Tutto bene!

Continuiamo a sparpagliare bottigliette d’alcool in ogni angolo del locale. In particolare le abbandoniamo su una specie di cornicione. Naturalmente, cadranno tutte.

Effetto strike assicurato.

Ad una certa ora, purtroppo, le finiamo. Fioretto non mantenuto.

Seguono a ruota una serie di conoscenze interessanti, o quasi: un paio di Billy Corgan, Felix die Katze venditore di Porsche, un altro Markus, un russo di nome Denis, due gemelle, un tipo con uno scatolone in testa che conosce solo la parola ‘fragola’, un emo che si crede metallaro, Marco Maccarini versione rasta, tanti piccoli Tokio Hotel in serie limitata e metallari.

Chiediamo circa a mezzo locale se siano delle Frikadellen e sfoggiamo con orgoglio grandi vocabili tedeschi di uno certo spessore stile Bügeleisen, Geschirrspüler, Umwelt, Abtauautomatik, etcetc.

Special guest della serata: Rebekka, Ines, Tim (alias cantante degli Hanson), Amelie e Meiky. Con quest’ultima, c’intratteniamo circa mezz’ora in bagno a parlare di Anna (la ragazza con la quale ha fatto lo scambio) e della mia vita sentimentale (non sembrava però molto interessata).

Tutto rigorosamente in tedesco.

Eli piscia ed io inizio a leggere una poesia in inglese scritta sulla porta del cesso.

Segue un’improvvisazione in cui ci fingiamo inglesi, e ogni due parole diciamo “Fucking”.

Sembra persino funzionare questa farsa.

Ormai, nostalgiche delle mini vodke, iniziamo a parlare con Marco Maccarini (alias Ian) e a bere birra.

Ci racconta della sua vita, soprattutto di quando ha viaggiato per mezza Europa per mezzo dell’autostop.

Ci si scambia le email e si viene a scoprire che non ha il cellulare.

Lo troviamo comunque simpatico e anche interessante da un certo punto di vista (non sicuramente da quello olfattivo).

Ad un certo punto, inizia a tachentarmi e mi chiede se posso sciogliermi la coda.

Io lo faccio.

È affascinato dalle mie ciocche di capelli, visibilmente sporche e pesanti. Unte e bisunte, insomma. Olio Dante rules.

Me le rilego subito.

In seguito, mi chiede di fargli una coda.

Di fronte a questi spulciamenti, Ele gli chiede se volesse rimanere da solo con me.

Egli risponde di sì.

Stranamente, mi è venuto un bisogno impellente di andare in bagno.

Passo il resto del tempo ad evitarlo e a fare cin-cin con lui a km di distanza.

Noi e Ian. Da notare le facce non disgustate. Io paonazza come non mai.

Noi e Ian. Da notare le facce non disgustate. Io paonazza come non mai.

Chi è il cadavere tra i due?

Chi è il cadavere tra i due?

È quasi l’una, e Ele se ne va.

Non troviamo più Niki, quindi andiamo in sua ricerca nella sala concerti.

Niente Niki, ma in compenso ci imbattiamo in un ragazzo totalmente betrunken disteso per terra, tipo cadavere, per terra.

Ritorniamo dai divani in stile psicanalista.

Eli ha fame ed ordina della pasta.

È gratis. Peccato che abbia il ketchup e che sia cotta al microonde.

Seguono conati di vomito.

Il tempo continua a passare, Eli insulta i tedeschi e cerca di svendere la pasta, ma Niki continua a non farsi vedere.

Isy dice che proviamo ad aspettarla ancora per un’ora, e se non arrivasse, Eli verrebbe a dormire da noi.

Questa è l’ultima spiaggia.

Decidiamo di essere utili e di andarla a cercare.

Usciamo.

Si gela.

Sembriamo perse nella nebbia.

C’è solo un buttafuori di colore.

Improvvisiamo un interrogatorio in tedesco, e alla prima domanda “Hai visto una ragazza bionda?”, ci smerda rispondendo che è pieno di ragazze bionde.

Amareggiate dal fallimento, appena subito, torniamo dentro.

Siamo stanche. Sono già le due e mezza e non c’è più nessuno.

Abbiamo sonno, e ci addormentiamo sui divani con sottofondo di musica metal.

Ad una certa ora (3 mezza) sentiamo una voce amica che ci chiama: è Niki! Ci sentiamo spaesate come i pastorelli, alla vista della madonna di Fatima.

Eli, spaventata dal brusco risveglio, urla: “Diocazzo!!!”.

È finalmente ora di andarsene via, ma ora sono sparite Isy e Nati. Però non ci facciamo troppo caso e si parte lo stesso.

Fuori stranamente nevica. Questa volta si tratta di una nevicata seria, una di quelle tachenti. Io ed Eli continuiamo a dire parolacce.

Niki è betrunken e non capisce nemmeno le nostre domande.

Non è nemmeno sicura su dove sia la fermata.

Perfetto!

Però alla fine ritroviamo il supermercato di partenza e aspettiamo il bus accanto ai carrelli della spesa. Niki non vuole essere da meno e ci si siede addirittura sopra. Continua ad essere ubriaca. Non è preoccupata del fatto che avrebbe dovuto essere a casa da almeno 3 ore.

Arriva il pullman.

Saliamo.

Le mie tedesche, per fortuna, salgono alla fermata successiva.

Continua a nevicare.

Non osiamo immaginare con quanta gente abbia flirtato Niki.

Serata finita.

Alle 4 mezza sono a casa.

FROHE OSTERN!

L'emo che avrebbe voluto essere un metallaro.

L'emo che avrebbe voluto essere un metallaro.

Marco Maccarini e Billy Corgan 1.

Marco Maccarini e Billy Corgan 1.

Billy Corgan 2.

Billy Corgan 2.

Luglio 18, 2009. Tag: , , , , , , , , , , , . Emo Music, H&M, Natale con i tuoi, Niki alla ricerca di cazzi (Moccia), Pasqua con chi vuoi. Lascia un commento.

DDB: Stuttgard 21/03/08. “Se c’è R’n'b, mi metto mortale!”

ORE 16.29

Abbiamo dipinto uova.

C’è stato un momento in cui, da parte di Ehb, è stato intonato un “Barbie girl”.

Ma ormai nessuno più si scandalizza.

Degno di nota: ciò che abbiamo dipinto.

Io su un uovo ho scritto, a caratteri cubitali, ‘FRIKADELLE SCHEIßE’ in onore della vicenda sul bus, mentre l’altro ha incarnato lo spirito emo. È a sfondo blu con sopra disegnati, in bianco, i simboli tipici di questa nuova corrente culturale.

Eli, su una di esse, scrive: “Isa ist immer betrunken”.

Ele, invece, si sbizzarisce a disegnare Frau Rossato con i capelli blu.

Ad Eli manca Ale (il suo ragazzo).

Ad Ele manca Daisy (la sua cagna).

A me, a quanto pare, manca il cazzo (“Perché ha la figa!” —> [cit. Eli]).

Allora un po’ a tutte manca il cazzo!

Sempre io devo essere tirata in ballo per queste cose. Uff!

Qua si ascolta musica emo di merda.

Ad Ele fanno male i muscoli delle braccia.

Momento di panico generale pensando allo studio immenente che ci tocca.

Silenzio.

Sguardi persi nel vuoto.

Io: “Ogni quanto bisogna cambiare il tampax?”

Ele: “È regular o super?”

Io: “Super.”

Ele: “Ogni 4-6 ore…”

Io sparisco. In bagno.

Simpatica amica del momento: Meredith Brooks con “I’m a bitch”!.

Mangiamo la Kuchen di Niki. Buona! Anzi, lecker!

ORE 20.30

Si parte verso il Vegas.

Inutile dire che è stato l’ennesimo viaggio con mille mezzi di trasporti differenti.

Arriviamo a Aspberg alle nove.

Dobbiamo aspettare altri 30 minuti prima che arrivi il bus.

Isy, per spezzare il tempo, tira un mega rutto. Bonjour finesse!

Dopo si opta per andare in un Kebab, perché Ele ha fame.

Il locale è molto accogliente, ben arredato e pieno di bella gente.

Soprattutto un uomo di colore, di etá indefinita e proveniente dalla Georgia, che ci tesse lodi solo per il fatto di essere femmine.

Infatti, ci racconta di quando lavorava in una palestra, insieme ad altri suoi due colleghi maschi, circondato da sole donne che lo ricoprivano di baci (avremmo i nostri dubbi al riguardo).

Suscita grandi risate, per colpa della sua risata fantastica.

Inoltre, continuava ad alludere al fatto che una di noi assomigliasse a Condoleeza Reise, versione bianca.

Rimaniamo stupite, perché nessuna di noi può essere paragonabile a tale gran donna! Ma decidiamo di non farci caso.

Seguono scene in puro Sbrodolina’s Style da parte di Ele (con il Kebab) e di Eli (con la birra). Isa fornisce fazzoletti.

Finalmente è tempo di ripartire.

Siamo le tutrici delle piccole tedesche, e ci sentiamo piene di responsabilità e di potere. Quasi quanto Spider Man.

Di lì a poco, scopriamo una nuova colonna sonora della serata: “Rock n roll queen”. La canzone che fa “You are the sun, lalalalalalalalala, etcetc”; viene intonata, con perfetta pronuncia inglese, da Ehb.

Grandi risate soffocate.

I buttafuori credono di essere sympatisch, ma non lo sono affatto.

Entriamo.

Primo shock: il personale femminile è dotato di orecchie da Playmate.

“Se c’é R’n’b questa sera, mi metto mortale!”, dice Eli.

Nella sala ci sono 2 megaschermi che proiettano un dvd del concerto, versione integrale, delle Destiny’s Child. Solito culo, oserei dire.

Nessuno balla. Siamo disperate.

Ci dirigiamo verso il bancone.

Barista maschio, uguale a Ricky Martin, fa degli occhiolini ad Eli.

Compagni di bevute: due pseudo peruviani stra tamarri che occhieggiano e ballano in direzione di Ele.

Questo è il momento opportuno per iniziare l’alcool tour.

In tutta la serata avremo bevuto quattro Erdbeer Limes, un Jägermeister e una certa quantitá, ancora indefinita, di birra ciascuna.

Ricky comincia a guardarci male, perché continuiamo a svuotare le ciotoline di arachidi e patatine.

La barista coniglietta è molto puttana e scazzo.

Ci giriamo e vediamo:

1) un tipo con la Kefia;

2) un privé che, paragonabile a quello del Palà, è una merda (il che è tutto dire).

Così abbiamo deciso di andare al piano superiore.

C’è ancora meno gente, ma almeno l’atmosfera è tropicale.

10+ alle poltrone.

Però, se ci sedessimo sarebbe la nostra fine: l’abbiocco sarebbe inevitabile.

Ci muoviamo verso il bagno e rimaniamo sconvolte: due poltrone beige e sbiadite si stagliano davanti ai nostri occhi. Oltretutto, sono macchiate. Non vogliamo saperne la fonte.

C’è pure un tavolino. L’ambiente è decisamente bohemienne e ricorda un misto tra il Moulin Rouge e la discoteca irlandese Wesley.

Il termosifone rosso dà un tocco in più al tutto.

Riscendiamo le scale.

Animali marini, che ci fanno pensare inevitabilmente alla medusina dello Shock, ci circondano.

Panico generale.

La situazione migliora, non appena ritorniamo nella sala principale: la musica R’n’b è la meglio.

Beyoncè e colleghe, nel frattempo, hanno cambiato vestito, ma sono sempre loro le protagoniste.

C’è più gente, ma i tavoli esercitano un effetto calamita su di loro.

Noi ci deprimiamo e ci consoliamo con l’alcool.

Si parla con il dj, però il fatto di essere italiane non aiuta a movimentare la serata.

Ci promette un saluto; peccato che non tutti mantengano le promesse

Ci stufiamo e ci dirigiamo verso il bordo pista, con la speranza che qualcuno ci segua. Apparentemente, solo due troie bionde ci stanno dietro, il che ci deprime ulteriormente e ci riportiamo da Ricky.

Una delle tante birre viene sgolata.

Ad un certo punto, viene un tizio che ci dice: “Ciao belle!!!”. Eli è euforica e gli chiede subito se è italiano. Risposta negativa.

Un cin-cin e poi se ne va.

Si continua a bere, con la speranza che qualcuno inizi a muovere il culo su quella cazzo di pista.

Il dj non ci caga di striscio.

Vaffanculo!

Spannung……….

“I can’t wait for the weekend” nell’aria.

Scambio di sguardi tra di noi, ormai visibilmente ciucche, e ci fiondiamo in centro pista.

Incitiamo e aizziamo il gentil pubblico a ballare, perché noi siamo italiane.

Noi possiamo!

Finalmente la situazione si sblocca: la gente ci segue e inizia a ballare.

A bbbbbballa!

Non sappiamo neanche il perché lo stiamo facendo.

Ma al pensiero di dover passare i prossimi mesi da sobrie, ci spinge ad essere irrazionali.

Le puttanone bionde sono fiere di noi.

Finalmente la festa è iniziata, si continua a bere, si imitano le troie.

Niki fa la gatta morta con un suo amico, per farsi offrire da bere.

Niki colta in flagrante.

Niki colta in flagrante.

Verso l’una finiamo i soldi.

I fumi dell’alcool pian piano svaniscono e cominciamo a renderci conto in che posto siamo finite.

Alla domanda: “Volete rimanere fino alle 3?” ci spaventiamo e rispondiamo di essere stanche e di voler tornare assolutamente adesso a casa.

All’una e mezza siamo fuori.

Bus.

Tutto fila liscio.

C’è ancora un po’ di flirt.

Arriviamo a Bietigheim e giustamente, in quei due minuti di tempo che ci rimangono prima del successivo bus, andiamo al Mc Donald.

Qualcuno ha avuto la bella idea di mangiare e di andare anche in bagno (Eli).

Nonostante ciò, non perdiamo il bus e arriviamo sane e salve dopo le 3.

Ci sorge spontanea una domanda: se fossimo uscite dalla discoteca alle 3, a ora avremmo varcato la soglia di casa?

Da notare ancora: il delirio generato dai Röyksopp e il bacino della buonanotte, in stile russo, tra Ele ed Eli.

Luglio 17, 2009. Tag: , , , , , , , , , . Beyoncè Knowles, Niki alla ricerca di cazzi (Moccia), Playboy's mantion. Lascia un commento.

DDB: Stuttgard 20/03/08. “Bist du eine Frikadelle?”

ORE 02.02

Finalmente sono a letto.

Sono sopravvissuta a tre birre e a 3 cocktail, a me ancora sconosciuti.

Apfelcorn parte 1

Apfelcorn parte 1

Apfelcorn parte 2

Apfelcorn parte 2

ORE 13.35

Siamo sul treno diretto a Stoccarda e ora ricostruiamo un po’ gli eventi più salienti, della serata appena passata.

In primis, prima di entrare, abbiamo bevuto birra e Sekt a volontà.

Dopo aver attraversato una selva scura e tempestosa piena di pozzanghere, subentra la prima figura di merda. Un buttafuori urla in nostra direzione: “Die Flasche!!!”. Io, in seguito, mi rendo conto di avere una bottiglia di birra in mano [ehb]. Ne bevo finchè posso, e poi la butto via.

Entriamo.

Inizia il bier tour. Musica anni ’70.

Come previsto, alle ore 21.28 danno “Sweet home Alabama”.

Degenero!

Da notare: io betrunken che ballo attaccata ad un muro “Thriller” urlando: “Sono un puttanone, lo voglio in culo. Datemi un cazzo!!!!” —>meglio lasciar perdere e sorvolare il tutto.

Sotto consiglio di Niki, si beve un chupito crucco, meglio conosciuto come Apfelcorn, e in seguito Erdbeer limes (si scriverá poi così?).

Il dj è simpatico e ci saluta: “Wir haben drei Italienerinnen mit uns!”.

Urlo generale.

Un tipo balla mezzo nudo su un tavolo.

Intravediamo Gobbizia, Ú33ì e Justin dei Darkness in versione tedesca.

Gobbizia

Gobbizia

Ü33ì

Ü33ì

Giusto

Giusto

Gente ignuda

Gente ignuda

Patrick, il tedesco-ispanico.

Patrick, il tedesco-ispanico.

Incontri ravvicinati:

1) stoccardese di nome Patrick che si spaccia per uno spagnolo;

2) sul tetto, nell’intento di cercare una sigaretta per Nati, m’imbatto in due italiani. Uno calabrese, che si presenta col nome di Marco, l’altro siciliano, conosciuto meglio come Onofrio. Si parla di vita, di Italia e di idraulici. Nel frattempo, Eli è dentro e ordina una Schnitzel per 2.50€, e se la mangia con Ele.

Il tempo vola, ed è già ora di tornare alla stazione.

Piccolo problemino: il bus è imballato da una mandria di piccoli Tokio Hotel incalliti, quindi noi non riusciamo a salirci sopra. Peccato che fosse l’ultimo.

Unica soluzione: farsi tutta Ludwisburg a piedi per raggiungere la Bahnhof.

Arrivati a Bietigheim, stiamo circa 30 minuti fuori a congelare per decidere il da farsi.

In qualche modo, si prende un’iniziativa e io sono scortata da Sandra Piñnacolandra che ha i vetri della macchina ghiacciati.

Momento sbrinamento con delle scopette e si riparte.

Da sottolineare che Nati si è limonata l’ennesimo tipo davanti al Waldhaus e che in stazione ritroviamo, chissá come, il ragazzo puffo.

Bella serata. Tanto alcool e tanto tedesco.

ORE 15.54

Siamo in un locale che si chiama Treppe e abbiamo mangiato un panino alla mozzarella. Tutto cibo rigorosamente crucco.

Shopping a bbbbballa, H&M rules!

ORE 16.39

Siamo di nuovo in treno per tornare a casa.

In questo lasso di tempo abbiamo fatto l’esperienza Starbucks (per me un po’ nauseante), visto e sentito uno stereotipo di peruviano dotato di flautino, ammirato una vedova che suona bicchieri e un piccione che scivola in stazione.

Postilla: stazione molto figa.

ORE 16.57

Sono di nuovo single. Il controllore del treno ha uno stile punk e tira su gli animi.

Più tardi, medico Ele a casa di Melle e poi ci trastulliamo con un idiota che canta “Ich hab’ ’ne Zwiebel auf dem Kopf, ich bin ein Döner…Denn Döner macht schöner”.

ORE 22.03

Siamo al famigerato Gaswerk.

Amy Winehouse suona alla radio.

L’atmosfera è irlandese, ma non spieghiamo il perché.

Al supermarket abbiamo incrociato Andrè.

Eli ha comprato una mini Vodka.

È ancora ignoto il perché la gente si debba ubriacare con della birra scandente dei negozi, quando potrebbe farlo per 2.80€ con birra, al contrario, buonissima.

La schiuma fa crescere le tette.

ORE 22.34

Riesumiamo un altro episodio di ieri sera.

Waldhaus pieno.

Ele, ad un certo punto, avvista un tipico uomo tedesco dai capelli corti e dalla barba lunga, e urla: “Isaaaaa, un rabbino!”. Io, inizialmente tranquilla, alla vista dell’uomo emetto un verso orgasmico da faraona in calore.

Questo è tutto.

Ora ordiniamo dei tacos. Tipico cibo tedesco.

Io mimo col labiale la parola “ME-LI-NA”.

Ele ride.

Cazzo, i tacos sono piccanti. Si discute sull’alito post-tacos ed io ho in programma di stendere il cane Henry con un’alitata.

Momento di silenzio.

Theresia lo spezza dicendo “termovalorizzatori” e scoppia una risata generale.

Raccontiamo in qualche modo, in tedesco, l’episodio del Nano, cercando di fare meno gesti possibili, onde evitare equivoci.

L’alcool fa miracoli.

Qua la birra da meno di mezzo litro non esiste.

Si parla dei capelli di Giorsetti: ilarità generale.

I gambaletti scendono.

E la ciucca sale.

Incontro con Beluga e Giovanni.

C’è pure Billy Corgan. Ma ora è andato a fumare, peccato.

È anche arrivato Mercuri, aiuto!

Cantiamo “Quattro pinne all’orizzonteeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee….”.

Io lancio una penna nei tacos e questa smette di funzionare.

Therry, per fortuna, ne ha una di riserva da imprestarmi.

Vado a pisciare.

ORE 23.30, FERMATA BUS

Siamo io, Ele, Eli, Isy, Melle, Niki, Therry. Nati a caccia di cazzi.

Ci raggiunge un tizio uguale al principe William.

Io sul bus, brillantemente, gli chiedo: “Bist du eine Frikadelle?”, che tradotto significa: “Sei una polpetta?”. Stranamente non risponde.

Maleducato!

Le luci sul bus sono inspiegabilmente psichedeliche.

Chiediamo il perché.

E Niki risponde che è un Bus Party.

Segue un excursus sull’utilizzo del nome Niki in Italia: Moccia forever, i suoi libri pure. Nessuno capisce.

Che strano. Passiamo per delle sfigate come al solito.

La sottoscritta si presta a fare la scribana al Gaswerk

La sottoscritta si presta a fare la scribana al Gaswerk

Luglio 5, 2009. Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Uncategorized. Lascia un commento.

DDB: Stuttgard 19/03/08. “Sweet Home Castorama”.

A GRANDISSIMA richiesta, rilancio il Diario di Bordo pubblicato già nella notte dei tempi su MySpace. Bun’anima.

Rispolvero cronache che vedono come protagoniste la sottoscritta, Eli ed Ele a Stoccarda, in occasione delle santissime vacanze paquali 2008.

Tutti i riferimenti a persone realmente esistenti, non sono casuali.

Amen.

Waitin' for "Sweet Home Alabama"

Waitin' for "Sweet Home Alabama"

MALPENSA ORE 14.52

Siamo in attesa che venga aperto il nostro gate.

Nel frattempo, siamo sedute e circondate da una tribù africana.

Esattamente davanti a me si presenta un signore dall’abbigliamento sobrio, dalla testa fino alle caviglie.

Infatti, lo sguardo cade inevitabilmente sui suoi piedi che viaggiano in un indefinibile paio di orridi stivali color azzurro puffo.

Oltretutto, sono pure pitonati.

È proprio vero che l’animalier sta tornando di moda.

Cazzo! Temo che stanotte li sogneró!

Datemi dell’ossigeno!

VOGLIAMO NOEMI!!!

Postilla: “….’na mazza cosi..!!” [cit. Patrick Müller]

ORE 15.28

Panico!!!

Siamo da poco salite sull’aereo e abbiamo appena realizzato che siamo in 12 passeggeri, noi 3 comprese.

Special guest di questo volo: una cinese e un bimbino mezzo crucco con il cappello da alpino.

Da notare: abbiamo fatto per PRIME l’imbraco e siamo salite per PRIME sull’aereo. Ecco le vere soddisfazioni della vita!

Di Malpensa ricorderemo gran bei momenti: il quasi orgasmo della barista, quando Eli le ha chiesto un Frappissimo gusto classico (da me appena ribattezzato Frappone) ed io il caffè Cavour (alias Bicerin) che faceva alquanto schifo!

Come scordarsi poi, delle suore e dei preti falliti della Malpensa’s Chapel?

E del marwega che dice ad Eli: “Miss……Beautiful!!!”?

Le hostess hanno una divisa figa, ma sono un po’ decrepite (una sembra pure la strega Nocciola!)

Finalmente si parte.

Note positive:

1) cioccolata gratis (pure di marca!);

2) bevande gratis (tra cui il succo di pomodoro; potremmo improvvisare un Bloody Mary col capitano).

ORE 17.37

Appena passato un treno per Plochingen (‘ndo minchia sta questo posto?).

E noi temiamo il peggio.

Tra meno di due ore dovremo affrontare una serata anni ’70-’80, senza poter passare prima sotto la doccia.

Infatti, siamo ancora a Stuttgart in corrispondenza di Schwabstraße.

Abbiamo appena racimolato del moscato per stasera, e in programma c’è l’acquisto di birra.

S’inizia bene!

Già avvistati i Tokio Hotel dei poveri e due dark.

Postilla: ricordarsi di non chiamare i tamarri con tale nome, perché, con buona probabilitá, sono italiani.

Terzo dark all’orizzonte sul treno.

“Charlie fa surf” è la nostra colonna sonora al momento.

Se i baffi persistono, consultare un’estetista.

Eli commenta: “Diocazzo, nevica!”

Siamo sempre nella stessa città?

Nevica anche alla fermata Feuerbach.

Conclusione: i filosofi migliori sono tedeschi.

Ora inizieremo le citazioni in stile classico, perché siamo fighe.

Kant e la sua ermeneutica della finitudine.

Nietzsche intrattiene una tresca con un cavallo, mentre partorisce lo Zarathustra.

Schopenhauer pende tra la noia e il dolore.

Freud sará tedesco o austriaco?

Per oggi basta fare le intellettuali.

Fermata successiva: non nevica. La nuvola fantozziana non riesce a starci dietro.

È appena salito sul treno un uomo con un albero.

C’è neve sui tetti (diocazzo!!!).

Il messaggio di Silvia ci rincuora: grazie di esistere! [cit.]

Le suonerie tamarre spopolano anche in Germania.

Ho i capelli unci e non li posso lavare. Fanculo ai ciuffetti!

Frase del giorno: “Brot für die Welt”.

Sbarbonella ha i riflessi pronti.

Speriamo che stasera diano qualche canzone di Gianni Drudi.

Toto canzoni in vista della serata: “I like Chopin”, “YMCA”, “Daddy cool”, “Sweet Home Alabama”, “Tuca tuca”, “Il ballo del qua qua”, “Lamette”.

STAZIONE DI BIETIGHEIM 19.48

Incontro ravvicinato con Sum 41,  dalla testa mezza azzurra e mezza castana.

Il punk prevale!

Melina ha i boccolini.

Altri special guest: Theresia con tinta color carota e un vecchio seduto vicino a noi sul treno (che, oltretutto, ora sta scendendo).

Il rosè di Therry spacca!

Ho già una birra da mezzo litro in mano. Si prospetta una serata interessante.

La patatina in tedesco si dice Mushi (non chiedetemi il perché).

Luglio 3, 2009. Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Uncategorized. Lascia un commento.

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