Riadattamento cuneese di “Sushi e Coca” dei Marta sui Tubi, ottobre 2008

Da qualche giorno mi è tornato alla mente che ben tre anni fa riadattai il testo di “Sushi & Coca”, contenuta nell’omonimo album dei Marta sui Tubi. Infatti sul forum dei fan del gruppo partì quest’iniziativa di riscrivere le parole della canzone, usando però le peculiarità e le caratteristiche delle città che sarebbero state toccate durante il tour. Mi prodigai così per la mia Cuneo e la mia versione venne così cantata al concerto presso il Ratatoj nell’ottobre 2008. Peccato che non fossi presente; sicuramente sarei diventata rossa e mi sarei nascosta. Cosa che farei sicuramente anche adesso.

 

Cuneo marroni e bagna caöda
Cuneo prega e sparla
Cuneo che non ha rilevanza
Cuneo e la sua aria d’intransigenza
Cuneo con la voglia di Nutella
Cuneo con la crisi d’appartanenza

Cuneo un pensiero al Ponte Nuovo e un suicidio di sera

Cuneo con la maglia di lana e la faccia diffidente
Cuneo con le mani giunte
Cuneo e le sue bigotte cotonate
Cuneo che non ha bisogno dello straniero per sopravvivere
Cuneo che non può poltrire
Cuneo che ha sempre da ammonire

Cuneo com’è facile impazzire

Cuneo realtà discreta
Cuneo che non sembra mai d’esistere
Cuneo con la villa nuova
Cuneo sei la mia tröva

Cuneo se chiedi dov’è, ti mandano a Lecco

Cuneo lavora e non si sfoga
Cuneo con i vecchi nelle bocciofile
e le vacche a ruminare nel fienile
Cuneo che non ha lo sfizio
Cuneo è il mio, è il mio, è il mio, è il mio, è il mio…… OSPIZIO!
Cuneo è un’ombra asociale ingioiellata di cortesia obbligata

ottobre 19, 2011. Uncategorized. 1 commento.

La golosità induce ricordi

Le persone spesso associano altri loro simili ad immagini o ad odori; invece a me capita di utilizzare il gusto. Ormai è risaputo quanto sia golosa  e anche quello che sto per confessarvi lo dimostra. Qualche giorno fa sono andata a fare la spesa al supermercato con mia mamma e sullo scaffale wafer i miei occhi si sono posati su una confezione di Loacker al latte. Non voglio fare pubblicità occulta, né tantomeno aspirare ad essere la nuova ragazza-immagine; questa varietà però mi riporta alla mente mio zio che mi foraggiava con essi quando ero ‘alta su per giù tre mele o poco più’ [cit. Cristina d'Avena].

Penso fosse uno dei pochi esseri umani che li comprasse e per rendergli omaggio ho fatto anche io altrettanto e li sbocconcello nei momenti morti della giornata, per far affiorare altri particolari nascosti. Non avendo molte memorie concrete su mio zio, spesso lo associo al cibo, uno dei principali piacere libidici infantili come insegnerebbe il buon Sigmund/Sigismondo.

Se chiudessi gli occhi, si materializzerebbero davanti a me la cucina dei miei zii e una me bambina che, con un fare da ladra, cammina silenziosamente verso il frigo e lo apre per prendere, tra la marmellata e il ketchup, un barattolo di latte condensato. Ignara del pericolo tagliente delle latte, mi attaccavo avida con la bocca a quel piccolo foro che però era sufficiente a far passare il dolce e calorico nettare bianco, Evidentemente poco m’importava anche dell’apporto energetico di quello che ingurgitavo.

Di mio zio ho un ricordo quasi edulcorato, quasi angelico; è un intoccabile e come tale voglio ricordarlo. Da quando è morto, ho smesso di credere nel santissimo Natale: puntualmente ogni 8 dicembre si presentava a casa mia per aiutare me e mia sorella a fare l’albero. Senza di lui continuammo la tradizione, ma anno dopo anno sembrava una cosa sempre meno sfarzosa, fino ad abbandonare totalmente l’opera di costruzione. Ecco svelato il perché dell’assenza del plasticoso ed iridescente abete in casa Carlone.

Mio zio morì il 22 agosto 1997 e mi ricordo questa giornata come fosse ieri. Sapevo che era ammalato da tempo; ultimo compleanno di Cristo lo trascorse dormendo su un mio divano mentre indossava una specie di papalina  in testa. Aveva perso tutti i capelli, cosa che comunque non si notava molto data la sua precoce calvizie. Nonostante tutto, quel giorno trovammo in qualche modo la forza di festeggiare e di mangiare dei ravioli preparati da mia madrina.

Tornando a quella calda data d’estate, passai il tempo da mia cugina, fino a quando arrivò una telefonata di mia mamma: “Lo zio è morto; è meglio che tu ed Elena torniate a casa!”. Avevo ancora le lasagne di Elisa sullo stomaco.

L’ultima volta che lo vidi era nella camera mortuaria dell’ospedale Santa Croce a Cuneo. Freddo e rigiddo in una cassa di chissà quale legno; sotto il collo aveva un supporto per far sì che la testa stesse su, tanto era dimagrito. Quell’aspetto mi fece talmente impressione che, appena uscii, scoppiai a piangere. Probabilmente mi passò per la testa che non poteva più nutrirsi da quel momento in avanti; chi lo sa?

Il sole è calato e comincia a far fresco. Meglio che torni a casa e che dedichi la mia prossima cena a mio zio. Ciao.

ottobre 10, 2011. Uncategorized. Lascia un commento.

Non solo i grandi filosofi riflettono sul tempo. Ci prova anche la Carlonazza.

Quello che scriverò non c’entra una fava con Berlino, però è giusto che si conquisti il suo posto in mezzo al flusso degli altri eventi.

Ho paura del tempo che passa, di quello che potrei rivedere o no tra un tot di anni. Sarò viva? I miei affetti ed i miei cari lo saranno altrettanto? Ritroverò qualcuno di impensabile a bucarsi le vene nel cesso lurido di una qualche discoteca? Chi tra le mie amiche diventerà per prima mamma? E a chi dovremo organizzare prossimamente il suo addio al nubilato? Sembrano domande inutili, ma me le pongo continuamente. Invece di staccare il cervello, preferisco tenerlo allenato e vivo con questi quesiti non risolvibili logicamente. Ancora: le nuove persone che conosco e alle quali mi lego in un determinato periodo, per quanto rimarranno effettivamente nella mia vita? Sarà l’ultima volta che le vedrò, per poi ricordarle con nostalgia quando sarò una malinconica donna di cinquantanni (sempre ammesso che riesca a raggiungere quell’età) oppure no? Essi, si ricorderanno di me, oppure finirò nel buco nero del loro sistema nervoso e verrò archiviata sotto chissà quale associazione d’idee? Odio gli arrivederci, ancora più degli addii, perché il più delle volte sono degli addii mascherati da arrivederci. Non si ha il coraggio di dire ‘Questa è l’ultima volta che ci vediamo!’. Siamo troppo codardi per ammetterlo ed è più comodo affermare un ‘Ci si becca presto!’. Sono consapevole di pensare troppo; non sono gli altri a dirmelo, ma è un’autocritica. I pensieri sono miei e non li esterno, quindi difficilmente qualcuno potrebbe riprendermi per questa mia mania di pormi domande non proprio inutili, bensì vane. Come dal nulla si è creato l’universo, con i suoi infiniti sistemi, il tutto si dissolverà con la stessa facilità. Noi esistiamo, FINI A NOI STESSI; crediamo di poter rendere il nostro essere eterno ed immortale. No, cazzo! Dei nostri corpi decomposti nessuno più si curerà, a parte qualche familiare della propria generazione che al primo novembre, forse, verrà cambiare i fiori ormai secchi o direttamente assenti da un anno. Però il più delle volte è sentito come un obbligo, quindi tanto vale lasciare i vasi di finto ottone con dentro mazzi floreali di materiale plastico a passare le stagioni. Persino i più grandi condottieri, re e regine del passato sono finiti nel dimenticatoio collettivo, è una sorte inesorabile. Chi crediamo di essere per sostenerci superiori a loro? Nessuno. Siamo materia che è destinata a perdersi e a diventare un tutt’uno con il sottosuolo, contribuendo così al ciclo della vita.

Sono a lavorare in una gelateria e dovrei canalizzare il mio flusso di pensieri su qualcosa di più frivolo e concreto, ma sarebbe una forzatura. Preferisco ammazzare quel poco di lucidità che m’è rimasta, sottoponendola a domande senza risposta. Però almeno così sono sicura che, appena mi stendo sul letto, prenderò subito sonno.

Gute Nacht.

settembre 27, 2011. Uncategorized. Lascia un commento.

Diario di una ragazza-volpe a Berlino: Tages 30-37 (25/08-01/09)

Giornate all’insegna delle stragi di vespe: il grande e grosso Ciop, alias Andreas, viene punto da una di esse e si sente male; Robi lo accompagna all’ospedale guadagnandosi così il soprannome di Krankenschwester. Un amico di Albert viene anche punto, da una delle stronze, IN GOLA, facendolo quasi morire soffocato; per ultimo, ma non per importanza, un’altra quasi vittima è stata Ian, il cagnone di Marco, che aspettando il suo cono alla fragola s’è fatto prendere dall’acquolina e stava per mangiarne una. Meno male che gliel’hanno fatta sputare per tempo.

Se il buongiorno si vede dal mattino, venerdì non è stato un grande inizio: in bagno, dopo che mi sono fatta la doccia-bidet, mi stava cascando l’asciugamano mentre mi mettevo le lenti. Nonostante sia in una stanza chiusa, il pudore ha il sopravvento sulla sottoscritta e quindi mi chino per evitare che rimanga nuda con me stessa. Così facendo, rovescio una lente per terra, senza più ritrovarla. Fuck yeah. Al ristorante la macchina della panna non elargisce più panna e il frigo è da sbrinare, perché i gelati sono tutti mezzi molli. Per fortuna non c’è tanta gente, così riusciamo a risolvere il tutto in un’oretta. Tutti, ma proprio TUTTI, notano il mio nuovo look da racchia con gli occhiali e mi becco tanti complimenti sinceri. Buono a sapersi. Segnalo la gag di Patrick che mi butta nella maglietta un cubetto di ghiaccio, per rinfrescarmi.

Cliente del giorno che si è aggiudicato il Premio come ‘Il più rincoglionito’: un ragazzo che mi chiede 1 pallina di vaniglia = 1€. Gli metto il cono nei portaconi e ripongo l’ingente somma nella cassa; mi rigiro e lui è ancora lì.

ENGLISH DIALOGUE, LESSON 1 (G= guy, M= Me):

M: Thank you, bye!

G: I gave you 1€…

M: Yeah, I know it. 1€ for 1 scoop; you gave me 1€ and I don’t have to give you the change.

G: Yeah, but I paid for it.

M: Of course you paid it! But I don’t know what’s the problem!!

G: Where’s my icecream?

M: (DEFICIENTE, DI FRONTE A TE!) Ehb.. Your cone is here!

G: OOOOOps, sorry!

M: (Maronn’!)

Segnalo anche degli altri clienti rompicoglioni, probabilmente spagnoli, che devono aver ordinato dell’heiss Schokolade, ovvero cioccolata calda, con 30 gradi. Ma Cip o Ciop ha confuso e ci arriva il buono per un Eisscholodade, ossia l’affogato al cioccolato. Chiara lo porta al tavolo ma questi, incazzati, ce lo rimandano indietro. De gustibus. Venerdì sera vado con la Therry a Kreuzberg in un locale molto carino, che si chiama Rosy’s o qualcosa del genere. Unica conoscenza notabile: un attore brasiliano che si chiama Tatsu che attacca bottone con la mia compagna di merende.

La mattina dopo mi sono dovuta svegliare presto perché, giustamente, Arne e Therry  devono fare il casting per il nuovo coinquilino al weekend. Faccio a tempo a passare alla Vodafone per chiedere come mai non mi funzioni la sim e scopro a malincuore che non avendo il cellulare marca Vodafone, non può essere possibile la configurazione. Ottimo, finalmente posso usare la carta come stuzzicadenti; ne avevo giusto bisogno! Meno male che al ristorante c’è della buona musica che allieta il nostro tempo; si tratta per l’esattezza dei rispettivi due greatest hits di Laura Pausini ed Eros Ramazzotti (from Italy with love) e un terzo disco con le versioni acustiche di grandi successi del presente e del passato di Robbie Williams, The Queen, Vanessa Carlton, Christina Aguilera -ft- Ricky Martin. Robbbba che spacca, insomma!

Albert il cocainomane è sempre più simpatico nei miei confronti; mi rimbecca su qualsiasi cosa che faccia: m’accusa d’essere arrivata in ritardo al lavoro (cosa falsissima, dato che sono sempre puntuale), non sapendo che il mio turno cominciava alle 12. Oppure una volta, mentre tornavo alla gelida gelateria (era una giornata di pioggia, ma dovevo comunque esporre la vetrina all’esterno) dopo aver servito ai tavoli, ho osato coprirmi le mani con le maniche della felpa e lui: “Uè, signorina -ovviamente il mio difficilissimo nome non l’ha ancora imparato- non sono belle a vedersi le mani coperte in sala!” e non stavo nemmeno in sala tra l’altro, ma a rasetto delle cucine. Al posto di Isabella, mi ha affibbiato il nomignolo ‘Parrucchino’ perché un giorno mi feci una coda anni ’80 per nascondere i capelli afflosciati dal dormire sul cuscino; “Uè  -con accento bresciano- oggi ti lavata i capelli in lavatrice?!?” ribadendo questo concetto più volte nell’arco della giornata tra una sniffata e l’altra di cocaina nel bagno degli handicappati. Meno male che invece Marco ha apprezzato la mia acconciatura <3

Parentesi sulle ordinazioni del pasto in cucina: una volta leggo sulla lavagnetta che c’erano a scelta Pizza o Apfelstrudel; chiedo a Robi se si tratti davvero del dolce alle mele e cannella e lui “Ma và, si tratterà di una frittata alle mele salata! Te la consiglio, prendila!”. La ordino ma poi vedrò arrivare un invitante Apfelstrudel adagiato su un letto di crema alla vaniglia: epic fail! Chiedo gentilmente a Robi se possa procurarmi qualcos’altro perché non posso sfamarmi con una porzioncina di torta. Bigoli al sugo d’anatra: fissa totale <3 Un’altro giorno invece ordinai il Roesti, credendo si trattasse di un’abbreviazione per ‘Roastbeef’, e mi ritrovai davanti una frittata sottile con patate e cipolle; insomma, una sorpresa migliore rispetto allo strudel, anche perché era bbbono!

Il sabato dovrei vedermi con Momo, appena esco dal lavoro gli chiedo cosa fa. Mi dice che deve andare ad una festa di compleanno ma che mi farà sapere qualcosa a minuti. I minuti ovviamente diventano ore e verso le 2 decido di andare a dormire. Il mio sonno viene interrotto da Therry che bussa alla porta e mi porge il telefono di casa dicendo che c’era Momo. Stordita accendo il cellulare e appena vedo che sono le 6.30 tiro giù un sacco di moccoli! Era da poco uscito dalla festa ed era incazzato perché ci stava solo gente di merda drogata, che non capiva perché ci fosse andato, blablabla.  Poi mi dice che sta venendo da me e che vuole vedermi assolutamente. Mi alzo e metto su il caffè e quando arriva facciamo colazione assieme; ci si stende nel letto per riporsarci ancora qualche oretta ma l’unico a dormire rumorosamente sarà lui e non riuscirò a prendere sonno. Verso le 11.30 lo sveglio perché devo andare al lavoro e perché c’è di nuovo l’ennesimo casting per i coinquilini e mostrare un ragazzo dormiente ai candidati non sarebbe proprio il massimo; mi dà uno strappo fino al lavoro e in questo tratto di strada riesco pure a dimenticare il cellulare sulla sua macchina. Il giorno dopo me lo riporterà e potrò contare la bellezza di 14 chiamate senza risposta e 7 sms; insomma, è un classico che appena dimentichi il telefonino da qualche parte, l’intera rubrica ti cerchi.

Tyson finalmente è tornato in città dalla sua vacanza in Burkina Faso; ogni volta che lo incontro mi chiama ‘Sunshine’ e con lui ciancio tanto. Mi confida che ha una figlia avuta da una donna tedesca, anche di buona famiglia, e che ha un secondo impiego nella biblioteca della Freie Universitaet; si è poi raccomandato di non spifferarlo a nessun’altro al ristorante perché vuole tenere la sua vita privata divisa da quella lavorativa. Insomma, me la ‘conta voltentieri e gli attimi con lui sono piacevoli e divertenti! Finta new entry, un altro cuoco di colore che si chiama Quasi (scusate, ma mi fa ridere ‘sto nome) che in realtà lavora lì da 3 anni ma che ho conosciuto da poco. Tyson conosce ben 8 lingue africane, tra le quali anche quella di Quasi!

Invece con l’altro mio migliore amico del ristorante, Bariş, sono riuscita una volta a chattare su Facebook con la scusa di fargli un in bocca al lupo in vista di un esame che avrebbe dovuto sostenere il giorno dopo per essere abilitato a cuoco dopo 3 anni di tirocinio consecutivi nella stessa cucina. Alla fine scriviamo per più di 2 ore, un sacco di cazzate (gli chiedo degli scioglilingua in tedesco, ecc.) e anche domande più personali sulle rispettive vite sentimentali. Insomma, mica male! La prova gli va bene, ma la sera mi saluterà dicendo “Bis Oktober!” perché se ne va in vacanza. Realizzo solo dopo che ad ottobre sarò già tornata in Italia! Grazie a FB scopro a malincuore che se ne è andato in Turchia a recuperare metà di se stesso. Ciaciao, è stato bello conoscerti!

In Tegeler Strasse 38 tutto ok: hanno trovato una nuova ragazza che subentrerà da ottobre e riesco a creare molta ilarità nei miei inquilini per la parola ‘cozze’ perché in tedesco suona come ‘kozzen’, ovvero’ vomitare’, e per un dentifricio da bambini che ho fotografato al supermercato che si chiama ‘Putzi’, spiegando loro quello che significa in italiano (in tedesco c’entra, al contrario, il concetto delle pulizia). Una sera mi voglio improvvisare grande cuoca e provo a cucinare una parmantier; peccato che non avendo un salino, caschi troppo sale nella minestra e così non mi rimane che buttarla nel cesso :/

Vita sociale: esco un paio di serate con Chiara, la sua amica Nicole venuta a trovarla da Viareggio e l’inquilino Sasha (Sashi per gli amici). Alla fermata della metro di Alexander Platz, la mia collega viareggina si accende una sigaretta. Le chiedo se sia possibile fumare qui e lei “No, però lo faccio sempre!”. Appena finito di dire e arrivano due poliziotti che le fanno una multa da 15€. Porto più sfiga di Jessica Fletcher probabilmente! La prima volta andiamo a Kreuzberg per ‘un paio di birrette’ che a fine serata saranno moltiplicate; prima tappa al Cake dove le pareti e le lampade sono decorate coi bicchieri per l’amaro Ramazzotti. In seguito ci spostiamo in un locale iper gay e kitsch, abbastanza famoso a Berlino, che si chiama Roses: un tripudio di madonne e cristi iridescenti made in China, palle da discoteca e i muri ricoperti di finto pelo rosa. ADORO! Nicole e Sashi vengono pure abbordati da un gay e da una lella, ma verso le 4 decidiamo di incamminarci verso la metro, però non prima di aver fatto irruzione in una panetteria buonissima in cui ho comprato un’enorme, caldissima e buonissima pagnotta all’uvetta. Dopo qualche ora mi attende la giornata turistica che m’ero prefissata da un po’ a Potsdam.

Nonostante il sonno, mi sveglio, prendo l’S-Bahn e verso le 12.30 mi ritrovo nella chiccosissima appendice berlinese. Vado alla cassa, sperando di riuscire a comprare un biglietto ridotto per studenti ma ovviamente la tessera Unito non ha validità a livello europeo. Devo rassegnarmi al fatto che essa serva solo per la mensa universitaria dell’Edisu e che non ha 10000 funzioni come l’Iphone 5. Verdammt! Meno male che ci pensano l’intero parco di Sanssouci con i rispettivi palazzi a far divagare la mia mente per il resto della giornata orientandomi solo con una cartina squallida presa ad un punto informazioni della stazione. Da brava italiana ignorante, non capisco che si debba pagare un pass per poter fare le foto all’interno di tutti i diversi edifici, beccandomi così un mini tombino dal un guardiano; metto in azione la modalità gnorri e tutto si risolve per il meglio. Riesco a capire abbastanza una visita guidata interamente in tedesco e questa cosa mi riempie di soddisfazione, nonostante le orrende e giganti ciabatte di feltro che si devono indossare per non rovinare gli antichi pavimenti, inalino degli odori non proprio buonissimi. Anche la città di Potsdam, all’infuori del parco, è molto carina e piena di bei negozietti; la tentazione di andare da un parrucchiere o di comprare un paio di scarpe presso un negozio dell’economica catena Osco è forte, però riesco a resisterle e a tornare a casa. Therry m’aspetta.

Le ho promesso un risotto ai porri (è l’unica verdura che m’è rimasta in frigo) e lo preparo mentre lei finisce di impacchettare il suo zaino. In vista della sua partenza, in una libreria a Potsdam, le ho comprato un libretto con delle parole crociate in italiano, così almeno saprà come far passare le ore di viaggio sui treni regionali e interregionali. Avvengono i classici deliri pre-partenza, come dimenticare la carta d’identità nella fotocopiatrice appena riposta sotto il letto; non trovare il biglietto aereo; ecc. Quel loquacione di Arne riesce ad inciampare sul cavetto del telefono dopo 5 minuti che sono rientrata. Ciaciao cordless e ciaciao connessione wi-fi. Dopo un paio di giorni si ritornerà al vecchio e scomodo cavetto. Il risotto ai porri, modestamente, è buonissimo. Lascio alla mia Therry le mie chiavi di Torino, chiaccheriamo ancora un po’ e poi per lei è tempo di dormire. Mi mancherà molto :)

Giovedì sera si esce con Chiara, Nicole e Sashi. Stiamo troppo tempo in casa loro a ciacolare e non riusciamo così più a prendere la metro. Dopo aver visto una volpe (L) decidiamo di optare per un taxi, tanto la meta prefissata non è dev’essere lontana. Basta riferire al taxista che dobbiamo fare una Kurzstrecke, ovvero una corsa breve, così paghiamo la metà. Sashi mi fa provare mate-vodka e devo ammettere che non era malvagio; nel dubbio che all’ingresso del die wilde Renate ci perquisiscano la borsa, nascondiamo le birre in un Baustelle lì vicino. Mal che vada le troverà un barbone o un operaio del cantiere. Il locale è molto carino e pieno di gay; insomma, anche stasera non si faranno conquiste! Ad una certa ora dobbiamo andarcene perché Nicole deve prendere l’aereo per l’Italia. Loro spariscono nella notte su un taxi, io invece sulla S-Bahn.

settembre 27, 2011. Uncategorized. 1 commento.

Diario di una ragazza-volpe a Berlino: Tages 18-29 (13-24/08)

Con mio enorme rammarico, scopro che Tyson rimarrà assente da sabato fino al 29 di agosto, però giustamente anche lui si merita delle vacanze. Adesso mi rimarranno solo il maniaco anni ’80 e Ingo (sicuramente avrò capito male), ovvero l’uomo con qualche ritardo mentale, con i quali chiaccherare quando andrò a recuperare i bicchieri dietro le quinte.

Il meteo ha previsto sole per tutto il weekend e per una volta ci ha preso in pieno: sono stati due giorni deliranti e dalle 15 alle 17.30 circa è un continuo preparare coppe, servirle ai tavoli e vendere il gelato da asporto. Cip & Ciop (nome alternativo a Gemelli Diversi), ma anche alcuni camerieri, non ci vengono molto incontro e spesso ci mandano delle ordinazioni poco chiare o sbagliate e di conseguenza abbiamo dovuto buttare via quello che avevamo fatto. I clienti sono stati anche più rompicoglioni del solito, in particolare per quanto riguardano i topping (‘No, ma io lo volevo alla banana sul gusto vaniglia e al cioccolato su STOCAZZO’) e le ordinazioni ai tavoli che saremmo tenute a non fare, dato che è compito dei camerieri. Il peggiore è stato un signore che mi ha chiesto se potesse fumare all’interno del locale -.-”

Come dicevo prima, verso il tardo pomeriggio il delirio finiva e potevo così finalmente mangiare una pasta o una pizza. Il momento migliore della giornata, insomma :)

Venerdì speravo di uscire con Therry e al mio rientro a casa la trovo sul suo divano a guardare Scrubs in tedesco. “Che carina” pensai “mi ha aspettata!”. Le chiedo com’è andata la sua giornata e poi le pongo la fatidica domanda: “Gehen wir aus?” “Nein! Ich bin muede”; fu così che sfumò la mia serata. Il sabato decidiamo di rifarci e di andare a ballare ad un certo Fritzclubparty, attaccato all’Ostbahnof; si tratta di un’ex stazione delle poste riqualificata appunto come punto di ritrovo per i giovani scavezzacollo berlinesi e non. Sull’S-Bahn e prima di entrare beviamo vino da discount, giusto per puntare al risparmio. Il locale è composto da tre stanze con rispettivamente musica elettronica, hip-hop/tamarra e rock/indie. In quest’ultima ho il piacere di conoscere Markus/Marcus, ovvero un ragazzo che mi ha fissata per un po’ di tempo e poi ha cominciato a parlarmi; al momento degli ossequi, gli chiedo se abbia un contatto Facebook e lui “Scusa, ma ho la ragazza”. Epic fail #1 della serata.

Mi attacco alla birra e esco a farmi una sigaretta mentre Therry, imperterrita, continua a ballare nella stanza degli hipster. Neanche il tempo di finire di fumare e mi si siede vicino un berlinese doc che scoprirò chiamarsi Shadi (rinominato in seguito Slim Shadi), mezzo libanese e mezzo francese. Lui è carino, i suoi amici un po’ meno: fanno i polpi e più di una volta provano a baciarmi, ma in qualche modo riesco sempre ad evitarli e a ballare con Slim. Perdo definitivamente Therry e verso le 5 comincio ad essere stanca, quindi riferisco ai miei nuovi amici le mie intenzioni di sloggiare; ovviamente non vogliono lasciarmi andare via da sola e continuano a volersi autoinvitare a casa mia. Meno male che i polpi scendono ad Alexanderplatz e rimango con Slim; da sottolineare una ragazza italiana che dilettava il vagone imballato cantando “Una spada nel cuore” e “Gianna”. Scendiamo a Friedrichstrasse e spero ancora nel miracolo che, per mia fortuna, si avvererà: trovo Therry alla fermata dell’U-bahn! A questo punto, a Slim non rimane altro che congedarsi, dato che sono in buone mani per tornare a casa. Festeggio alle 6 con l’avanzo di pasta alle zucchine e mi corico dopo mezzora. Sveglia alle 10mezza, causa bisogni biologici, alias Foo Fighters.

Stranamente non sono deceduta al lavoro. La sera mi toccherà fare una bella dormita, ma la cosa non mi peserà.

Comincia un’altra settimana e Chiara ha giorno libero; mentre faccio chiusura, sento bussare alla finestra della gelateria e fuori vedo GAIA! La raggiungo e con lei c’è un suo amico Texano, Mike; staranno qui a Berlino fino a giovedì e rimaniamo d’accordo per uscire assieme l’indomani, dato che il mercoledì avrò giorno libero, e andare da Marooush per un narghilè.  Neanche il tempo di tornare a casa e ricevo un sms da Chiara, chiedendomi se avessi voluto uscire con lei, Marco il cuoco che ci sta provando spudoratamente e due suoi amici (Isidoro l’ischitano e il Mutone). Tempo 10 minuti di prepararmi e mi ritroverò su una berlina Benz grigia dalla guida molto sicura, con musica tamarra; non manca all’appello nessuna ultima hit dell’este 2011 (da sottolineare la versione spagnola di “Get on the floor” di Jennifer Lopez). Nonostante l’alta velocità, arriviamo vivi in un locale molto carino, lo Zeitlos, a Kurfürstendamm, dove all’interno c’è della sabbia sul pavimento e alle pareti sono appese delle tele di Dalì (anche sulle porte dei bagni). Senza molto potere decisionale, a noi femminucce toccherà una brocca gigante di Berliner Pilsner, mentre i maschietti si butteranno sugli amari. Marco comincia il suo baccaglio e a me non rimane che parlare con Isidoro delle sua vita, dei Mondiali di calcio del 2006, della California, di Las Vegas, del Q-Dorf, del fatto che il 15 fosse il suo compleanno e per questo ha tenuto il cellulare spento, ecc. ecc. Il Mutone si limiterà a giocare ad una applicazione con le slot machine sul suo cellulare; scopriamo che ai nostri amici piace ogni tanto andare a spaccarsi soldi al casinò e che l’ultima volta in 3 hanno perso più di 300€. Bravissimi! A una certa ora ci sbattono fuori e vengo riaccompagnata a casa. Chiara dovrà ancora subire un palinsesto di musica, a sua detta, ancora più tamarre delle prime canzoni e delle soste per poter alzare a palla il volume e ballare. Meno male che non c’ero!

Martedì grande giornata di approfondimenti: riesco finalmente a trovare Barish da solo nel reparto griglia e ci scambio qualche parola. Poi mi impresta il suo accendino per uscire a fumare (domanda alla quale ho risposto ‘Ja’, senza aver capito minimamente cosa mi avesse chiesto). Si affaccia Benny, un altro cuoco, che ridacchia. Vabbè. Meglio non farci caso. Faccio chiusura e rimango d’accordo con Chiara che sarebbe passata a prendermi al ristorante, così ho ancora una buona mezzora per uscire a socializzare nel reparto fumatori. Ho addosso una maglietta un po’ più scollata e attiro così l’attenzione di Tommy che mi dice “Schoene Brust!” ovvero “Belle tette!” davanti a Barish. Dopo un momento di imbarazzo chiedo al maligno se uscisse con me a fumare e mi raggiunge dopo un minuto. Peccato che tra noi si sieda Christian che non ancora troppo contento, dice “Scusate, non volevo dividervi”. Troppo tardi :D Scopro anche i nomi della nuova cameriera, Cynthia, e di Tristezza, Lulja. Poi posso anche smetterla di fare ice-breaking e continuare la mia serata.

Direzione Marooush! Tutto ok, anche se mi convingo che nel 2008 fossimo andate in un altro locale e non in una traversa di Kurfurstendamm. Il narghilè fa anche meno effetto rispetto ad altre volte e ne usciamo illesi. Chiara poi torna a casa, perché l’indomani sarà da sola, così proseguo con Gaia e Mike e ci dirigiamo verso il Cookies, in Friedrichstrasse: il locale del martedì sera, difficile da trovare perché senza insegna. Per nostra fortuna individuiamo una coda di persone e capiamo che quello è l’ingresso. Ci sono due stanze: una con musica elettronica e l’altra con un mix di hip-hop e soul. Per ballare meglio bisogna carburare e prendiamo un cocktail e una birra a testa; inevitabilmente la vescica poi chiama e ci mettiamo in coda ai bagni; per ottimizzare i tempi, nell’attesa, decido di girare una sigaretta destando l’attenzione di un ragazzo che mi chiede se sia fumo. Gli rispondo di no e quando capisce che non sono tedesca sarà la fine e m’attaccherà bottone per 15 minuti: mi chiede più di una volta se sia davvero capace a cucinare, perché lui ama l’Italia, le italiane (cosa su cui all’inizio avevo dei dubbi, dato che non aveva una voce molto virile) e mi lascia il suo numero. Tempo 10 minuti e rivedo questo Momo (sì, giustamente l’ennesimo tedesco doc di origini persiane) che mi offre una birra al bancone e mi chiede se io e i miei amici volessimo poi proseguire serata con loro. Nel frattempo mi attacca bottone un altro tipo, sempre 100% berlinese, e gli dò corda credendo fosse un amico di Momo; ma così non è e quando cominciava a chiedermi il numero sono scappata. Gaia e Mike alla fine decidono di tornare dal loro Couchsurfer finlandese, mentre io mi aggrego alla nuova cumpa: Momo, Thomas il francese che vive da 4 anni a Berlino ma preferisce parlare inglese, Azitha una ragazza mezza iraniana e Oliver un ragazzo tedesco. Compriamo delle birre e ci sediamo sui divani a fumare e a bere le ultime cartucce alcoliche; il tutto con sottofondo musicale da un impianto da dj della madonna! Inevitabilmente l’abbiocco arriva e verso le 10 ci addormentiamo, ma non prima che Momo abbia mandato un sms al lavoro, dicendo che non sarebbe andato causa febbre. Mi risveglio alle 16 e sono sola in casa con Momo e decidiamo che sarebbe anche ora di fare un pranzo decente (per colazione si era riscaldato un avanzo di pasta alle carote) e mangiamo un mega hamburgher. La zona è molto carina, Prenzlauer Allee, il sole splende e per la strada è pieno di persone. Mi sento in pace col mondo e con me stessa :)

Torniamo poi a casa sua e concludiamo la serata guardano i Simpson e una commedia anni ’80 con John Travolta in tedesco (i doppiatori italiani comunque sono migliori) e Momo ordina una pizza, supplicandolo di prendere una semplicissima margherita e non una hawaii o salami; oramai ho lo stomaco di una settantenne.

Dormiamo fino alle 00.30 circa e poi apprendo con immensa gioia che Theresia dovrà alzarsi alle 7 perché deve fare delle foto alla mia camera, in vista della ricerca di un/a nuovo/a coinquilino/a su WG Gesucht. Il messaggio è conciso e diretto ed è richiesto il mio contributo nel mettere in ordine la stanza; non mi rimane altro che ritornare verso la base coi mezzi pubblici (Momo purtroppo è troppo kaputt per riaccompagnarmi). La zona la conosco, quindi so come muovermi: 26 minuti d’attesa per il tram M2; mi conviene andare a piedi fino alla stazione dell’S-Bahn. Peccato che non passi più nessun treno fino alle 4-5 di mattina. Per un attimo penso d’essere della merda, ma non mi perdo d’animo e consulto la mappa con le linee notturne; riesco in qualche modo a raccapezzarmi e continuo il percorso iniziato. La fortuna è dalla mia e in meno di due ore arriverò a casa, ma non prima di aver fatto l’ennesima conoscenza alla fermata dell’ultimo bus. Dovendo aspettare una quindicina di minuti, per ammazzare il tempo decido di girarmi una sigaretta; avendo il brutto vizio di tenere troppe cose in mano contemporaneamente, mi casca la borsa e attiro l’attenzione di due fratelli ed uno di loro mi chiede prontamente se voglia accendere e se abbia del fumo (aridaje!). Con questa scusa riesce ad attaccarmi bottone e tenta di fissare un’uscita con me; PURTROPPO per il mio amico Jean, nigeriano di 32 anni, ho solo la sim italiana e non posso dargli il numero di telefono. Insiste per avere un qualsiasi mio contatto e così gli rifilo un mio indirizzo email fittizio; noto con piacere che come sfondo sul cellulare c’è la foto di una bambina che OVVIAMENTE non sarà sua figlia. Per fortuna arriva il bus e posso finalmente andarmene a dormire (per 3 ore). Coma assicurato!

Al lavoro è da segnalare un altro cliente abbastanza fisso, ovvero un ragazzo italiano che lavora a Berlino e che ha sempre al suo seguito un enorme Dogue de Bordeaux, Ian, molto goloso di gelato da quando Roberto fece l’errore di regalargliene uno. Da quel giorno questo ragazzo (del quale ignoro il  nome) non può più portare a spasso il cane davanti al ristorante, perché vorrebbe a tutti i costi mangiare un cono. Una volta è infatti successo che per un momento era sfuggito dal controllo del padrone e stava per assaltare le coppe di due avventori ignari :D

Per il resto, continuo a fare la gallina tra il reparto stoviglie e la cucina; a volte riesco ad interagire con Barish nell’angolo fumatori e ne approffitto per chiedergli se avesse un profilo su Facebook e se mi avesse potuto insegnare delle parolacce in tedesco. Tra le tante verrò a conoscenza del corrispettivo di ‘frocio’ e mi invita a ripetere la lezione etichettano Marco come tale; inutile dire quale standing ovation che si sia levata in cucina al mio “MARCO! Du bist Schwul!” guadagnandomi ulteriori simpatie dalla cucina e avrò il mio rito di iniziazione alla setta dei cuochi.  Purtroppo appuro anche che in tedesco non esiste il nostro corrispettivo della bestemmia, però è divertente sentire i cuochi tirare giù dei porchi senza nemmeno sapere cosa significhino! Venerdì e sabato sera al lavoro trascorrono abbastanza bene, se non fosse per Albert che è più impestato del solito e per il locale è tutto una sua bestemmia continua; non sapendo più con chi prendersela, i suoi capri espiatori saranno Antonio e Alessandro. A me preleva dalla gelateria “Perché tanto qui non c’è un cazzo da fare!” e mi mette a sparecchiare, riapparecchiare e asciugare bicchieri e posate. Jawohl Herr Hauptmann!!

Entrambi i giorni faccio chiusura e al sabato, quando ho finito, tento ancora di chiedere a Barish cosa faccia, ma è troppo kaputt per uscire. Stessa risposta riceverò da Anto e Ale; però ho il ricambio per far serata dietro con me, allora sono determinata e decido di uscire per i fatti miei all’avventura. Magggicamente, come Superman nella cabina telefonica, mi trasformo in una super eroina nel gabinetto degli handicappati; saluto tutti e mi dirigo verso Kreuzberg. Già alla stazione Schlesisches Tor l’atmosfera è festaiola e c’è un dj set in corso con tanto di barboni che ballano sugli scalini; decido di perlustrare la zona e compro una birretta per far passare un po’ di tempo. I ricordi del 2008 rinvengono a galla e riconosco un kebabbaro-pizzeria dove Bettina comprò, in preda alla fame chimica, un piatto take away di pasta alla Bolognese mentre Eli faceva finta di essere un piccione in mezzo alle bici :’)

Nel giro di pochi minuti mi ritroverò davanti al Watergate, però desisto ancora prima di provarci e mi metto in coda davanti al locale subito prima che si chiama Magnet Club. Tentar non nuoce e il fato vorrà che incontri una mia compagna di università, Rachele, con le sue amiche, mi pare Giulia e Chiara, e un ragazzo che hanno conosciuto in ostello di Pistoia, Leonardo. Mi aggrego per il resto alla serata che così si è salvata! Il posto è carino e ci sono due stanze: una con musica indie-rock e l’altra revival. Nella prima ho fatto l’errore madornale di incrociare lo sguardo con un tetesco doc (questa volta per davvero) e questo mi s’è subito accollato. Non era brutto, si chiamava Martin e aveva la mia età, solo che era talmente ubriaco che mi si stava addormentando addosso e ballava il lento su qualsiasi canzone, pure con ‘Song 2′ dei Blur e ‘Barbra Streisand’. Mi faccio due ghigne ma poi opto per liquidarlo dicendogli che in Italia ho un fantomatico fidanzato di 25 anni del quale sono follemente innamorata e non voglio tradirlo. Es tut mir leid, Martin! Posso finalmente continuare a far festa con il mio nuovo gruppo improvvisato. Verso le 4 decido di alzare i tacchi, in vista del lavoro che comincerà alle 12. Baci e abbracci a tutti! Nel tratto fermata della metro Wedding-casa riesco ancora ad accollarmi un ubriacone gaggaro che mi fa lo scherzo della toccata infida sulla spalla, per poi incolpare nessuno, dato che era tutto desolato attorno, e quello della finta stretta di mano. Spero solo di levarmelo di torno al più presto! Il classico “Mi dispiace, sono i-ta-lia-na, non parlo te-de-sco!” non funziona e continua imperterrito a seguirmi; vaneggia su delle sue fittizie origini italiche sfoderando però parole francesi e glielo faccio gentilmente notare. A questo punto, attacca a parlarmi in inglese e mi informa, con mio grandissimo interesse, che deve incontrarsi con una ragazza “Bicosssss iu nou, Ai uont tu fffffack hard wid her. Du iu nou uot Ai min?”, il tutto con tanto di mimesi dell’atto sessuale. So benissimo cosa intende e quando mi chiede come mi chiami, gli rispondo Elisa; purtroppo però deve deviare il suo percorso a destra, forse avrà davvero un incontro focoso da lì a poco. Però non ci tengo troppo a saperlo e a malincuore lo lascio andare per la sua strada. Verso le 5 e mezza riesco filamente a coricarmi.

Rrrroberto (con pronuncia alla tedesca) mi annuncia che il giorno prima abbiamo preparato in totale 155 coppe e totalizzato più di 700€ con il gelato da asporto; pas mal! Chiara ed io ormai necessitiamo di sedute da un fisioterapista dato che i nostri rispettivi polsi destro e sinistro ci dolgono; inoltre sul medio e sull’anulare sono anche spuntate delle vescichette che nel giro di pochi giorni diventeranno dei veri e propri calli da gelataio.  Aneddoti imbarazzanti: come tutti i migliori turisti tedeschi, è venuta alla sottoscritta la classica abbronzatura su piede non uniforme, causata dalle Birckenstock e dall’orlo dei pantaloni. Solo una lampada potrebbe salvarmi da questa disgrazia! Inoltre, spesso a fine giornata mi ritrovo con delle chiazze enormi di gelato (rigorosamente dei gusti più macchianti) in zona zinne senza che me ne sia accorta prima. Mi è toccato comprare un prodotto sbiancante, se no passerei per una zozzona!

RUBRICA ‘CLIENTI ROMPICOGLION’I

Come ogni settimana, stilo la lista con il meglio che ci si è presentato in gelateria: al primo posto, si piazza una vecchia, scarrozzata su una decappottabile dalla figlia, che pretende una cioccolata in tazza nonostante il caldo che ha deciso finalmente di esplodere. A questa ordinazione, seguirà una serie di bestemmie da parte di Roberto. Al secondo posto un paio di persone che si sono informate se potessero pagare o meno con la carta di credito per 2€ di gelato. Altre bestemmie. Al terzo posto una re-entry delle lamentele poste da una signora che credeva d’esser sempre stata gabbata dalla Josi, dato che una volta pagava 1,30€ la pallina; Robi prova a spiegarle cos’è cambiato rispetto a poche settimane fa, ma lei se ne va. Bestemmie. Per il resto, ci sono i classici che si lamentano sul fatto che le palline sono troppo piccole; quelli li mandiamo direttamente a fanculo!

Marco, dopo varie e difficili prove, è riuscito a guadagnarsi l’ingresso a vita sulla mia lista nera di FB; caro il mio ragazzo, devi smetterla di tediarmi con la Chiara quando mi connetto. Non posso ancora ragionare con la sua testa e quindi non posso darti delle risposte soddisfacenti. Es tut mir leid! Ti ringrazio comunque per la pizza Mediterranea (rucola, prosciutto crudo e scaglie di parmigiano) che mi hai preparato con tanto amore. Il mio giorno libero è rimandato a martedì e rimango d’accordo con Momo che ci saremmo visti al pomeriggio, dopo che si era allenato in vista di una maratona (di sicuro avrò capito male) che prossimamente dovrà fare. Nell’attesa, vado al supermercato e compro il necessario per fargli scegliere tra un risotto ai porri o delle penne rigate con pomodorini, patè d’olive e mozzarella; decido anche di prendere una birra aromatizzata al fico d’india. Prossimamente vi farò sapere se è buona o meno. Come ogni miglior film fantozziano, la nuvoletta di pioggia mi segue ovunque; tutte le buone intenzioni di andare a rilassarsi in un qualsiasi parco sono così sfumate e aspetto l’ometto chez moi. Quando arriva, gli chiedo cosa preferisca cucinare ma, con mia grande sorpresa, dice di rimandare alla prossima volta perché in vista della sua riabilitazione sportiva è preferibile che mangi verdura -.-”

A questo punto, stappiamo la bottiglia di vino bianco Orvieto, che avevo acquistato con l’intento di sfumare un eventuale risotto, e ce la scoliamo per il resto del pomeriggio. Momo mi ha regalato una sim prepagata tedesca Vodafone, ma non funziona; così passiamo la prima mezzora a far telefonate a diversi numeri clienti per cercare di risolvere. Trovo divertente il fatto che per fare lo spelling del mio cognome, usa i nomi di persona e non i nomi di città come in Italia. Provo a spiegargli questa cosa, senza farmi ovviamente capire e così desisto. Finalmente la carta è attivata, però non riesco comunque a mandare sms: EPIC FAIL. Sono contenta perché con Momo riesco a parlare di tutto e pian piano il mio tedesco sta decisamente migliorando e il mio vocabolario si arricchisce con parole importantissime quali ‘coccolarsi’, ‘vero?’, ‘solletico’ e altri modi per dire ‘sexy/carino’, ‘cattivo’, ‘parlare’. Insomma, potrei aver imparato qualcosa di più, ma mi va bene così! Quando abbiamo raggiunto un bel livello di ebbrezza e ha smesso di piovere, decidiamo di spostarci a casa sua. Guardiamo un po’ di tv e ci imbattiamo prima nei soliti Simpson e poi in uno speciale sui single disperati tedeschi over 30 che sparano le loro ultime cartucce partecipando a eventi di speed dating o facendo uscite al buio con persone da un altro stato. Purtroppo il sonno ha il sopravvento su di noi e ci risvegliamo verso le 2 di notte, l’ora perfetta per far cena: lo chef Momo mi propone riso e ceci (alla faccia che voleva mangiare solo verdure). Per il resto della notte dormo in modo scostante e disturbato; meno male che quando mi alzo sta piovendo: Chiara ha il giorno libero, almeno non ci sarà da impazzire! Tempo di arrivare al ristorante e rispunta il sole, accompagnato da un caldo micidiale. Cip & Ciop non mi aiutano molto con le ordinazioni pure errate, quindi più di una volta mi toccherà riportare indietro quello che avevo preparato. Alla chiusura si sono totalizzate più di 80 coppe; sono esausta e la cosa che più desidero è tornare a casa e dormire. Fantozzi is back in town e appena metto piede fuori dal ristorante, comincia a diluviare e basta il tratto fermata della metro-casa per bagnarmi fino all’osso, nonostante l’ombrello che mi ha imprestato Robi. Mi fiondo subito sotto una doccia calda e concludo la serata bevendo cappuccino liofilizzato della sottomarca Gut & Guenstig e mangiando due fette di pane tostato con marmellata ai lamponi <3

RUBRICA MOGLI E BUOI DEI PAESI TUOI, ovvero, LE STRANE ABITUDINI DEI TEDESCHI

1) Un paio di volte ho firmato, su un dispositivo elettronico che in Italia ci possiamo scordare, per ritirare dei pacchi che però poi si sono rivelati essere destinati ad altri condomini. Non so perché siano arrivati fino al nostro appartamento. Mistero divino!

2) Non capisco perché qui abbiano il brutto vizio, Theresia e l’onnipresente e loquace Arne (ma immagino anche altri loro coetanei tedeschi), di non sciacquare i piatti quando li lavano; sì, avete letto bene: li scrostano e li puliscono nel lavandino pieno d’acqua e detersivo dal tossico gusto oceano, senza però poi togliere il sapone. Non riesco a concepirlo.

3) Sto covando l’idea di volermi far sfoltire i capelli e aggiustare la frangia, prossimamente a Berlino; non esito a riferire questa importantissima decisione a Rhesia la quale però non capisce il concetto della parola ‘sfoltire’. Più che cercare il corrispettivo esatto tedesco, altro non potevo fare. Continuate a vivere con i vostri quattro peli in testa e non preoccupatevi per noi esseri viventi dalle chiome a campana.

Con questo, chiudo l’aggiornamento e mi scuso per gli errori che sicuramente ci saranno; però ho scritto troppe cazzate e non sono in vena di rileggerle tutte.

agosto 25, 2011. Uncategorized. Lascia un commento.

Diario di una ragazza-volpe a Berlino: Tages 10-17 (05-12/08/11)

Immagino che la mia assenza dal blog abbia creato tantissimi disagi, se non addirittura la Terza Guerra Mondiale; però stranamente ho avuto un po’ da fare e quindi la sera non avevo troppo tempo da sprecare a scrivere la mia solita paginetta di cazzate. Dato che quella che doveva la mia prima vera seratona berlinese è sfumata e slittata a domani, cercherò di fare le ore piccole riferendovi tutti i miei interessantissimi e spumeggianti aggiornamenti.

Meglio procedere con ordine:

venerdì mi presento al lavoro e conosco finalmente coloro che saranno i miei principali punti di riferimento da qui al 30 settembre, ovvero Roberto e Chiara, una ragazza di Viareggio (ovviamente il mio fine udito all’inizio aveva inteso ‘Arezzo’) che deve laurearsi in Pissicologia a Pisa (NB: gioco di parole non casuale). Oltre ad avere un accento favoloso, è pure molto simpatica e mi sembra affidabile, soprattutto per la questione delicata dei turni che potremo giostrarci a nostro piacimento. Roberto ci spiega le regole basilari della gelateria e comincia a mostrarci quello che dovremo fare: servire coni e coppette d’asporto; preparare coppe da servire ai tavoli e cercare di tenere il più possibile tutto pulito. A darci inizialmente una mano c’è Josi (non sono sicura si scriva così), una ragazza di Berlino est un po’ caotica ma almeno riusciamo a metterci a nostro agio. Da lì a poco scopriamo quello che sarà il nostro peggior incubo, il FRUCHTELLER! Si tratta di un piatto da preparare con frutta fresca tagliata -’Non a pezzettini troppo piccoli, mi raccomando! Non è mica una macedonia!!’- sul momento da dover poi comporre in modo originale assieme a 2-3 palline di gelato. Il tutto in meno tempo possibile e arricchito da altre mille ordinazioni che quasi matematicamente arrivano in quell’istante e dalle persona in coda per il gelato da asporto. UN INCUBO!

I clienti fissi che passano ogni giorno sono un bambino che chiede SEMPRE due coppette con due palline di cioccolato e una di vaniglia in entrambe e un vecchio a cui dover fare un prezzo di favore che non so manco quanto sia.

Il sabato, ovvero il primo giorno effettivo di lavoro, devo essermi fatta stordire dall’entusiasmo di una coppia giapponese quando ha visto l’Eiskaffee (tradotto: 3 palline di gelato annegate in caffè americano non zuccherato; il tutto ricoperto da panna e topping al cioccolato o al caramello, nel caso mancasse il primo. Insomma, niente a che vedere col il taglio al caffè de no’ altri; però se i clienti sono contentissimi così, lasciamoli ignari e felici) che dopo, nel servire il successivo Eiskaffee, mi sono disorientata tra i tavoli che non ero ancora riuscita bene a fissare (di mettere sopra dei numerini non se ne parla) ho fatto il danno rompendo la coppa. Niente di grave, pulisce il ragazzo sardo senza nome guadagnandomi così da subito la sua simpatia e la sua loquacità (a malapena saluta). Per il resto, gli altri camerieri sono molto simpatici soprattutto gli italiani Alessandro e Antonio che hanno un bel modo di fare abbastanza charmant; in particolare col primo nasceranno delle gag con tema i gestori della zona dehor del ristorante. I ‘padroni’ dell’isola felice oltre la strada sono Andrea (un omone alto e biondo di origine scandinava, perennemente incazzato capace anche di dare la colpa al cliente per un suo errore. Quindi io e Chiara abbiamo sempre timore di sbagliare qualcosa con le ordinazioni) e Silvia La Roscia (una donna sulla mezza età, dalle sopracciglia disegnate con umore altalenante tra la gioia assoluta elargendo anche mance da 3€ e lo scazzo); principalmente stanno tutto il giorno là e vengono al ristorante solo per mangiare o per dire al volo qualcosa incomprensibile. Là hanno il bar, quindi le bibite le servono senza fare avanti-indietro di continuo, e altro non fanno. In momenti morti, invece di aiutare me e Chiara, oberate dalle ordinazioni provenienti da ogni dove, servendo ai LORO tavoli quello che noi abbiamo preparato per LORO, se ne stanno tranquillamente a ciaccolare. Appena attraversiamo il confine, non facciamo nemmeno tempo a cercare il tavolo che subito uno dei due ce lo indica con non poco scazzo -.-” Tutta questa premessa, apparentemente inutile, in realtà è servita per focalizzare il duo, rinominato appunto da Alessandro, ‘Gemelli Diversi’ :D

Ho legato molto con l’aitante e gagliardo Klaus, di anni 63, che ogni volta che ci incrociamo mi abbraccia, mi bacia sulle guance, mi sorride e mi dice che va tutto bene quando mi vede ^o^ Ah, dimenticavo! Una volta mi ha pure fatto un baciamano e regalato un croissant (ditemi se questo non è ammmore!!).

Meno male che l’ambiente di lavoro è molto informale e spesso volano delle signore bestemmie dalla bocca di Albert (no, non è un uomo facilmente irascibile!) e non mancano momenti d’altissima scorrettezza. Da segnalare le riflessioni un po’ malvage sui lavapiatti che a ruota lavorano e mandano davvero avanti la baracca, ovvero: 1) un uomo con cuffia e grembiule coordinati dai colori e motivi imbarazzanti; baffetto, occhiali e aria da maniaco anni ’80; 2) un ragazzone alto con l’aria non molto sveglia; 3) un NV che si differenzia da un fratello del nord perché quest’ultimo, quando pulisce, perde colore. Siamo consapevoli che siamo dei mostri, ma c’è anche un nuovo gossip che ci induce ad esserlo. C’è infatti una cameriera incinta e come cosa è lampante; peccato che non lo sia stato per lei che ha scoperto da pochi giorni di essere al SESTO MESE di gravidanza! Al ristorante lavora anche il suo fidanzato che, poretto, credeva solo che la sua ‘Sapienza’ (ecco il nomignolo che le abbiamo affibbiato) fosse ingrassata^^’

Tornando al Fratello lavapiatti dietro le quinte, una volta andando a recuperare dei bicchieri puliti per la gelateria, mi ha attaccato bottone e sono riuscita a scoprire che si chiama Tyson, ha 32 anni e per mantenersi in forma fa attività fisica. Quando gli chiedo da dove venisse, candidamente mi risponde “I come from Africa” annullando una volta per tutte il mio dilemma sulle sue probabili origini asiatiche-scandinave. Pretendo comunque più precisione e scopro che è nato in Burkina Faso ed è piacevolmente stupito che io sappia dove si trovi. Infatti poi gli spiego anche come ne sia a conoscenza, ovvero grazie ad un gemellaggio tra i parchi naturali di Chiusa Pesio ed uno di laggiù; il discorso si sta facendo decisamente interessante ma Albert mi richiama simpaticamente sull’attenti.

Dopo aver dedicato le mie attenzioni ai camerieri e ai lavapiatti, decido di buttare uno sguardo anche sui cuochi ancora trascurati dalla sottoscritta. Posso affermare che alcuni di loro sono da tenere in considerazione, in particolare un certo Marco, biondone con labbroni e brillantone all’orecchio, e un altro che per comodità chiamerò il Maligno, dato che non ho capito bene come si chiami. Quest’ultimo non è che mi tratti male, però quando vado a reclamare il ‘rancio’ giornaliero, mi lancia sempre delle battute che mi risultano ostiche dato che sono pronunciate con un tedesco velocissimo. Vedendo come mia reazione una faccia interrogativa, dice “Scusa, stavo scherzando! Era una battuta!”. Il punto è che comunque io non capisco una mazza, ma lui sa il mio nome per chissà quale motivo; spero di capirne di più prossimamente.

Il resto dei cuochi invece sono degli infingardi e tentano sempre di rubarci qualcosa in gelateria, come il melone, la panna o la bocchetta stessa della macchina per sparare la Sahne. Insomma, è una lotta continua!

Ultima cosa, ma non per importanza, il pasto quotidiano! Il personale può scegliere un piatto tra i tre proposti ogni giorno e mangio come una regina con delle porzioni giganti :) Da segnalare: penne al salmone; linguine aglio olio e peperoncino leggermente  variata con l’aggiunta di pomodorini secchi e scampi; insalatona di pollo e un’altra col tonno. Mi manca ancora la pizza :)

agosto 13, 2011. Uncategorized. Lascia un commento.

Diario di una ragazza-volpe a Berlino: Tag 9 (04/08/11)

Maledico la mia golosità. Mi sveglio con ancora un retrogusto di cipolla in bocca, che mi accompagnerà per tutto il giorno.

Il mio tempo è scandito dalle svariate tazze di tè, però non sono sufficienti. Non ho manco la forza per uscire e comprarmi del limone, in vista di un’eventuale limonata o di un canarino. Rimango quindi bloccata nel mio dolore e nella mia nausea e solo da oggi trovo particolarmente vomitevole l’odore di persona che si è stagnato nella camera, in seguito a chissà quanti mesi di stretta simbiosi. Non è una vera e propria puzza, è un qualcosa di dolciastro e nauseabondo e non riesco proprio a sopportarlo.

Dave Grohl torna abbastanza soddisfatto da un altro giro di appartamenti ed è molto probabile che lo rivedremo prossimamente in qualche piazza berlinese a fare rissa con gli ubriaconi. Purtroppo deve ritornare in Olanda, perché deve terminare dei lavori (ah, dimenticavo: lui è un artista spercializzato in installazioni!). Chissà quando rivedrò quel suo assurdo tatuaggio sul braccio sinistro con una scacchiera di triangolini neri, una pseudo data, delle linee zigzagate rosse e un uccello del malaugurio. Spero presto, perché così gli chiederei il significato di quell’opera d’arte che ha tatuata sulla pelle.

La mia senilità non si smentisce e per cena azzardo un po’ di riso bollito condito con olio e in seguito uno yogurt ai frutti di bosco. Prima di andare a dormire vomiterò quasi il tutto.

Domani si lavora, daje tutti!

agosto 5, 2011. Uncategorized. Lascia un commento.

Diario di una ragazza-volpe a Berlino: Tag 8 (03/08/11)

In mattinata provo a presentarmi al ristorante, per conoscere questo benedetto signor Roberto. Non ci spero nemmeno più di tanto di trovarlo e infatti non è ancora rincasato a Berlino; però riesco finalmente a rimediare il suo numero di cellulare.

Decido tacitamente di instaurare una gara culinaria tra me e Theresia: penso d’aver vinto con i miei fusilli saltati sul momento in padella col sugo pronto all’amatriciana Marabotto™ contro le sue penne tirate fuori dal frigo, risalenti a venerdì, dal diametro di un tubo talmente scotte, riscaldate al microonde con sugo al pomodoro e basilico Barilla. Ovviamente messo a freddo.

Però sono modesta e non faccio sapere alla mia amica che ha perso miseramente.

 

Verso le 19 tento, invano, una telefonata e poi mi dedico ad altro. Dopo una decina di minuti – MIRACOLO! – mi prova a chiamare Roberto in persona e mi conferma la sua assenza (ma davvero?) fino a domani e che posso presentarmi al lavoro venerdì mattina verso le 11. Spero che non sia l’ennesimo viaggio a vuoto.

 

Posso a questo punto godermi la mia prima serata berlinese con Theresia e Dave Grohl tornato da una giornata in cerca di una camera da poter affittare. Aperitivo con patatine al peperone e chili, dopo di che usciamo. Si fanno gag sul fatto che vorremmo beccare una rissa per strada, possibilmente in Leopoldplatz, con protagoniste diverse bande di ubriaconi. Contempliamo anche la possibilità di organizzare a nostra volta degli incontri clandestini di cani, polli, galli e chi più ne ha più ne metta.

Sono quasi le 22 ed io ho fame di kebab. Peccato che dimentichi sempre che qua in Germania ci vanno giù pesante: ordino un Dümür Döner, ovvero un arrotolato, e alla modica cifra di 3,30€ mi viene servito un mostro lungo quanto il mio polpaccio. Ovviamente non ho il senso della misura e me lo sbafo, credo, nel giro di un quarto d’ora anche perché dobbiamo entrare in un locale meglio noto come Jazzer. Inevitabilmente mi rimarrà sullo stomaco.

Il locale è molto carino e dal lunedì al mercoledì si fanno cocktail a 3€; scopro con enorme piacere che il barista non solo è italiano, ma addirittura romano (L). Il primo giro lo offre Dave ed io prendo un Mai Thai; ci mettono dei buoni 5 minuti a prepararli ma devo dire che sono proprio buoni. Al secondo giro prenderò lo stesso cocktail di Therry, ovvero lo Jazzer che prende il nome, appunto, dal locale.

 

Domani Dave dovrà andare a cercare altri appartamenti, quindi rientriamo a casa relativamente presto. Mi stendo, sentendo ancora la compagnia del kebab che, credo, non mi abbandonerà ancora per un po’.

(Non capisco perché una parte del testo sia uscita più piccola rispetto al resto. Vabbè, w Isa e la tecnologia).

 

agosto 4, 2011. Uncategorized. Lascia un commento.

Diario di una ragazza-volpe a Berlino: Tag 7 (02/08/11)

Finalmente il sole splende sulle nostre capocce!

Mi sento allegra e ganza quanto una protagonista Disney, dato che posso anche sfoggiare i miei bellissimi occhiali tarocchi Fendi. Oggi pomeriggio dovrei finalmente vedere il signor Roberto, che mi darà delle dritte sul da farsi. Alleluja.

Mi presento al ristorante verso le 15, come d’accordo, ma ovviamente il mister non c’è e dovrebbe rientrare in serata a Berlino. Mi consigliano di provare a chiamare al locale verso le 19 e tra un silk epil e l’altro tento qualche chiamata che si rivelerà invana.

Incazzata e affamata, decido di scongelare la pizza Quattro Stagioni più strana che abbia mai visto: spinaci, funghi, pepperoni salami e tonno; il primo tentativo al microonde fallisce e il centro rimane mezzo surgelato, però dopo la seconda volta sono riuscita nel mio intento. L’ho ruttata per il resto della serata.

Verso le 21 rientra Theresia dal suo weekend ad Amburgo e mi annuncia che tra un paio d’ore arriverà un olandese tramite Couchsurfing e si fermerà da noi per qualche giorno. Inutile dire che non sia sicura sul nome del ragazzo, è probabile un Raimond, ma per comodità lo chiamerò Dave Grohl, data la sua somiglianza col cantante dei Foo Fighters.

Una tazza di tè per digerire e poi nanna (che vita da matusalemme).

agosto 3, 2011. Uncategorized. Lascia un commento.

Diario di una ragazza-volpe a Berlino: Tag 6 (01/08/11)

“Agosto è il mese più freddo dell’anno, come direbbero i miei Perturbazione. Ed effettivamente non hanno tutti i torti, dato che il risveglio è stato inaugurato dalla vista della solita pioggia. Ma non voglio lamentarmi, se no sembrerei una dei quelle vecchiette che rimpiangono il Duce e le mezze stagioni.

Però sì, ammetto di essere monotona su un argomento in particolare: il cibo. Oggi ho speso la bellezza di 19€ in un altro supermarket vicino a casa. Avevo in testa di farmi un risotto, con dello pseudo riso basmati, alle melanzane. Nonostante la mantecatura l’abbia fatta con del formaggio gouda grattuggiato (tanto comprare il parmigiano qua è inutile), posso affermare con modestia che il risultato era più che ottimo.

Nel pomeriggio, finalmente uno spiraglio di luce (“die Sonne Brille” [cit. Degio]) porta un po’ di sollievo, dopo lo sbagliatissimo acquisto di un Frappuccino al lampone di Starbucks. Però avevo bisogno di scroccare la Wi-fi per cercare un indirizzo.

agosto 2, 2011. Uncategorized. 2 commenti.

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