Diario di una ragazza-volpe a Berlino: Tag 8 (03/08/11)
In mattinata provo a presentarmi al ristorante, per conoscere questo benedetto signor Roberto. Non ci spero nemmeno più di tanto di trovarlo e infatti non è ancora rincasato a Berlino; però riesco finalmente a rimediare il suo numero di cellulare.
Decido tacitamente di instaurare una gara culinaria tra me e Theresia: penso d’aver vinto con i miei fusilli saltati sul momento in padella col sugo pronto all’amatriciana Marabotto™ contro le sue penne tirate fuori dal frigo, risalenti a venerdì, dal diametro di un tubo talmente scotte, riscaldate al microonde con sugo al pomodoro e basilico Barilla. Ovviamente messo a freddo.
Però sono modesta e non faccio sapere alla mia amica che ha perso miseramente.
Verso le 19 tento, invano, una telefonata e poi mi dedico ad altro. Dopo una decina di minuti – MIRACOLO! – mi prova a chiamare Roberto in persona e mi conferma la sua assenza (ma davvero?) fino a domani e che posso presentarmi al lavoro venerdì mattina verso le 11. Spero che non sia l’ennesimo viaggio a vuoto.
Posso a questo punto godermi la mia prima serata berlinese con Theresia e Dave Grohl tornato da una giornata in cerca di una camera da poter affittare. Aperitivo con patatine al peperone e chili, dopo di che usciamo. Si fanno gag sul fatto che vorremmo beccare una rissa per strada, possibilmente in Leopoldplatz, con protagoniste diverse bande di ubriaconi. Contempliamo anche la possibilità di organizzare a nostra volta degli incontri clandestini di cani, polli, galli e chi più ne ha più ne metta.
Sono quasi le 22 ed io ho fame di kebab. Peccato che dimentichi sempre che qua in Germania ci vanno giù pesante: ordino un Dümür Döner, ovvero un arrotolato, e alla modica cifra di 3,30€ mi viene servito un mostro lungo quanto il mio polpaccio. Ovviamente non ho il senso della misura e me lo sbafo, credo, nel giro di un quarto d’ora anche perché dobbiamo entrare in un locale meglio noto come Jazzer. Inevitabilmente mi rimarrà sullo stomaco.
Il locale è molto carino e dal lunedì al mercoledì si fanno cocktail a 3€; scopro con enorme piacere che il barista non solo è italiano, ma addirittura romano (L). Il primo giro lo offre Dave ed io prendo un Mai Thai; ci mettono dei buoni 5 minuti a prepararli ma devo dire che sono proprio buoni. Al secondo giro prenderò lo stesso cocktail di Therry, ovvero lo Jazzer che prende il nome, appunto, dal locale.
Domani Dave dovrà andare a cercare altri appartamenti, quindi rientriamo a casa relativamente presto. Mi stendo, sentendo ancora la compagnia del kebab che, credo, non mi abbandonerà ancora per un po’.
(Non capisco perché una parte del testo sia uscita più piccola rispetto al resto. Vabbè, w Isa e la tecnologia).
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