Diario di una ragazza-volpe a Berlino: Tages 10-17 (05-12/08/11)

Immagino che la mia assenza dal blog abbia creato tantissimi disagi, se non addirittura la Terza Guerra Mondiale; però stranamente ho avuto un po’ da fare e quindi la sera non avevo troppo tempo da sprecare a scrivere la mia solita paginetta di cazzate. Dato che quella che doveva la mia prima vera seratona berlinese è sfumata e slittata a domani, cercherò di fare le ore piccole riferendovi tutti i miei interessantissimi e spumeggianti aggiornamenti.

Meglio procedere con ordine:

venerdì mi presento al lavoro e conosco finalmente coloro che saranno i miei principali punti di riferimento da qui al 30 settembre, ovvero Roberto e Chiara, una ragazza di Viareggio (ovviamente il mio fine udito all’inizio aveva inteso ‘Arezzo’) che deve laurearsi in Pissicologia a Pisa (NB: gioco di parole non casuale). Oltre ad avere un accento favoloso, è pure molto simpatica e mi sembra affidabile, soprattutto per la questione delicata dei turni che potremo giostrarci a nostro piacimento. Roberto ci spiega le regole basilari della gelateria e comincia a mostrarci quello che dovremo fare: servire coni e coppette d’asporto; preparare coppe da servire ai tavoli e cercare di tenere il più possibile tutto pulito. A darci inizialmente una mano c’è Josi (non sono sicura si scriva così), una ragazza di Berlino est un po’ caotica ma almeno riusciamo a metterci a nostro agio. Da lì a poco scopriamo quello che sarà il nostro peggior incubo, il FRUCHTELLER! Si tratta di un piatto da preparare con frutta fresca tagliata -’Non a pezzettini troppo piccoli, mi raccomando! Non è mica una macedonia!!’- sul momento da dover poi comporre in modo originale assieme a 2-3 palline di gelato. Il tutto in meno tempo possibile e arricchito da altre mille ordinazioni che quasi matematicamente arrivano in quell’istante e dalle persona in coda per il gelato da asporto. UN INCUBO!

I clienti fissi che passano ogni giorno sono un bambino che chiede SEMPRE due coppette con due palline di cioccolato e una di vaniglia in entrambe e un vecchio a cui dover fare un prezzo di favore che non so manco quanto sia.

Il sabato, ovvero il primo giorno effettivo di lavoro, devo essermi fatta stordire dall’entusiasmo di una coppia giapponese quando ha visto l’Eiskaffee (tradotto: 3 palline di gelato annegate in caffè americano non zuccherato; il tutto ricoperto da panna e topping al cioccolato o al caramello, nel caso mancasse il primo. Insomma, niente a che vedere col il taglio al caffè de no’ altri; però se i clienti sono contentissimi così, lasciamoli ignari e felici) che dopo, nel servire il successivo Eiskaffee, mi sono disorientata tra i tavoli che non ero ancora riuscita bene a fissare (di mettere sopra dei numerini non se ne parla) ho fatto il danno rompendo la coppa. Niente di grave, pulisce il ragazzo sardo senza nome guadagnandomi così da subito la sua simpatia e la sua loquacità (a malapena saluta). Per il resto, gli altri camerieri sono molto simpatici soprattutto gli italiani Alessandro e Antonio che hanno un bel modo di fare abbastanza charmant; in particolare col primo nasceranno delle gag con tema i gestori della zona dehor del ristorante. I ‘padroni’ dell’isola felice oltre la strada sono Andrea (un omone alto e biondo di origine scandinava, perennemente incazzato capace anche di dare la colpa al cliente per un suo errore. Quindi io e Chiara abbiamo sempre timore di sbagliare qualcosa con le ordinazioni) e Silvia La Roscia (una donna sulla mezza età, dalle sopracciglia disegnate con umore altalenante tra la gioia assoluta elargendo anche mance da 3€ e lo scazzo); principalmente stanno tutto il giorno là e vengono al ristorante solo per mangiare o per dire al volo qualcosa incomprensibile. Là hanno il bar, quindi le bibite le servono senza fare avanti-indietro di continuo, e altro non fanno. In momenti morti, invece di aiutare me e Chiara, oberate dalle ordinazioni provenienti da ogni dove, servendo ai LORO tavoli quello che noi abbiamo preparato per LORO, se ne stanno tranquillamente a ciaccolare. Appena attraversiamo il confine, non facciamo nemmeno tempo a cercare il tavolo che subito uno dei due ce lo indica con non poco scazzo -.-” Tutta questa premessa, apparentemente inutile, in realtà è servita per focalizzare il duo, rinominato appunto da Alessandro, ‘Gemelli Diversi’ :D

Ho legato molto con l’aitante e gagliardo Klaus, di anni 63, che ogni volta che ci incrociamo mi abbraccia, mi bacia sulle guance, mi sorride e mi dice che va tutto bene quando mi vede ^o^ Ah, dimenticavo! Una volta mi ha pure fatto un baciamano e regalato un croissant (ditemi se questo non è ammmore!!).

Meno male che l’ambiente di lavoro è molto informale e spesso volano delle signore bestemmie dalla bocca di Albert (no, non è un uomo facilmente irascibile!) e non mancano momenti d’altissima scorrettezza. Da segnalare le riflessioni un po’ malvage sui lavapiatti che a ruota lavorano e mandano davvero avanti la baracca, ovvero: 1) un uomo con cuffia e grembiule coordinati dai colori e motivi imbarazzanti; baffetto, occhiali e aria da maniaco anni ’80; 2) un ragazzone alto con l’aria non molto sveglia; 3) un NV che si differenzia da un fratello del nord perché quest’ultimo, quando pulisce, perde colore. Siamo consapevoli che siamo dei mostri, ma c’è anche un nuovo gossip che ci induce ad esserlo. C’è infatti una cameriera incinta e come cosa è lampante; peccato che non lo sia stato per lei che ha scoperto da pochi giorni di essere al SESTO MESE di gravidanza! Al ristorante lavora anche il suo fidanzato che, poretto, credeva solo che la sua ‘Sapienza’ (ecco il nomignolo che le abbiamo affibbiato) fosse ingrassata^^’

Tornando al Fratello lavapiatti dietro le quinte, una volta andando a recuperare dei bicchieri puliti per la gelateria, mi ha attaccato bottone e sono riuscita a scoprire che si chiama Tyson, ha 32 anni e per mantenersi in forma fa attività fisica. Quando gli chiedo da dove venisse, candidamente mi risponde “I come from Africa” annullando una volta per tutte il mio dilemma sulle sue probabili origini asiatiche-scandinave. Pretendo comunque più precisione e scopro che è nato in Burkina Faso ed è piacevolmente stupito che io sappia dove si trovi. Infatti poi gli spiego anche come ne sia a conoscenza, ovvero grazie ad un gemellaggio tra i parchi naturali di Chiusa Pesio ed uno di laggiù; il discorso si sta facendo decisamente interessante ma Albert mi richiama simpaticamente sull’attenti.

Dopo aver dedicato le mie attenzioni ai camerieri e ai lavapiatti, decido di buttare uno sguardo anche sui cuochi ancora trascurati dalla sottoscritta. Posso affermare che alcuni di loro sono da tenere in considerazione, in particolare un certo Marco, biondone con labbroni e brillantone all’orecchio, e un altro che per comodità chiamerò il Maligno, dato che non ho capito bene come si chiami. Quest’ultimo non è che mi tratti male, però quando vado a reclamare il ‘rancio’ giornaliero, mi lancia sempre delle battute che mi risultano ostiche dato che sono pronunciate con un tedesco velocissimo. Vedendo come mia reazione una faccia interrogativa, dice “Scusa, stavo scherzando! Era una battuta!”. Il punto è che comunque io non capisco una mazza, ma lui sa il mio nome per chissà quale motivo; spero di capirne di più prossimamente.

Il resto dei cuochi invece sono degli infingardi e tentano sempre di rubarci qualcosa in gelateria, come il melone, la panna o la bocchetta stessa della macchina per sparare la Sahne. Insomma, è una lotta continua!

Ultima cosa, ma non per importanza, il pasto quotidiano! Il personale può scegliere un piatto tra i tre proposti ogni giorno e mangio come una regina con delle porzioni giganti :) Da segnalare: penne al salmone; linguine aglio olio e peperoncino leggermente  variata con l’aggiunta di pomodorini secchi e scampi; insalatona di pollo e un’altra col tonno. Mi manca ancora la pizza :)

agosto 13, 2011. Uncategorized.

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