Diario di una ragazza-volpe a Berlino: Tages 30-37 (25/08-01/09)

Giornate all’insegna delle stragi di vespe: il grande e grosso Ciop, alias Andreas, viene punto da una di esse e si sente male; Robi lo accompagna all’ospedale guadagnandosi così il soprannome di Krankenschwester. Un amico di Albert viene anche punto, da una delle stronze, IN GOLA, facendolo quasi morire soffocato; per ultimo, ma non per importanza, un’altra quasi vittima è stata Ian, il cagnone di Marco, che aspettando il suo cono alla fragola s’è fatto prendere dall’acquolina e stava per mangiarne una. Meno male che gliel’hanno fatta sputare per tempo.

Se il buongiorno si vede dal mattino, venerdì non è stato un grande inizio: in bagno, dopo che mi sono fatta la doccia-bidet, mi stava cascando l’asciugamano mentre mi mettevo le lenti. Nonostante sia in una stanza chiusa, il pudore ha il sopravvento sulla sottoscritta e quindi mi chino per evitare che rimanga nuda con me stessa. Così facendo, rovescio una lente per terra, senza più ritrovarla. Fuck yeah. Al ristorante la macchina della panna non elargisce più panna e il frigo è da sbrinare, perché i gelati sono tutti mezzi molli. Per fortuna non c’è tanta gente, così riusciamo a risolvere il tutto in un’oretta. Tutti, ma proprio TUTTI, notano il mio nuovo look da racchia con gli occhiali e mi becco tanti complimenti sinceri. Buono a sapersi. Segnalo la gag di Patrick che mi butta nella maglietta un cubetto di ghiaccio, per rinfrescarmi.

Cliente del giorno che si è aggiudicato il Premio come ‘Il più rincoglionito’: un ragazzo che mi chiede 1 pallina di vaniglia = 1€. Gli metto il cono nei portaconi e ripongo l’ingente somma nella cassa; mi rigiro e lui è ancora lì.

ENGLISH DIALOGUE, LESSON 1 (G= guy, M= Me):

M: Thank you, bye!

G: I gave you 1€…

M: Yeah, I know it. 1€ for 1 scoop; you gave me 1€ and I don’t have to give you the change.

G: Yeah, but I paid for it.

M: Of course you paid it! But I don’t know what’s the problem!!

G: Where’s my icecream?

M: (DEFICIENTE, DI FRONTE A TE!) Ehb.. Your cone is here!

G: OOOOOps, sorry!

M: (Maronn’!)

Segnalo anche degli altri clienti rompicoglioni, probabilmente spagnoli, che devono aver ordinato dell’heiss Schokolade, ovvero cioccolata calda, con 30 gradi. Ma Cip o Ciop ha confuso e ci arriva il buono per un Eisscholodade, ossia l’affogato al cioccolato. Chiara lo porta al tavolo ma questi, incazzati, ce lo rimandano indietro. De gustibus. Venerdì sera vado con la Therry a Kreuzberg in un locale molto carino, che si chiama Rosy’s o qualcosa del genere. Unica conoscenza notabile: un attore brasiliano che si chiama Tatsu che attacca bottone con la mia compagna di merende.

La mattina dopo mi sono dovuta svegliare presto perché, giustamente, Arne e Therry  devono fare il casting per il nuovo coinquilino al weekend. Faccio a tempo a passare alla Vodafone per chiedere come mai non mi funzioni la sim e scopro a malincuore che non avendo il cellulare marca Vodafone, non può essere possibile la configurazione. Ottimo, finalmente posso usare la carta come stuzzicadenti; ne avevo giusto bisogno! Meno male che al ristorante c’è della buona musica che allieta il nostro tempo; si tratta per l’esattezza dei rispettivi due greatest hits di Laura Pausini ed Eros Ramazzotti (from Italy with love) e un terzo disco con le versioni acustiche di grandi successi del presente e del passato di Robbie Williams, The Queen, Vanessa Carlton, Christina Aguilera -ft- Ricky Martin. Robbbba che spacca, insomma!

Albert il cocainomane è sempre più simpatico nei miei confronti; mi rimbecca su qualsiasi cosa che faccia: m’accusa d’essere arrivata in ritardo al lavoro (cosa falsissima, dato che sono sempre puntuale), non sapendo che il mio turno cominciava alle 12. Oppure una volta, mentre tornavo alla gelida gelateria (era una giornata di pioggia, ma dovevo comunque esporre la vetrina all’esterno) dopo aver servito ai tavoli, ho osato coprirmi le mani con le maniche della felpa e lui: “Uè, signorina -ovviamente il mio difficilissimo nome non l’ha ancora imparato- non sono belle a vedersi le mani coperte in sala!” e non stavo nemmeno in sala tra l’altro, ma a rasetto delle cucine. Al posto di Isabella, mi ha affibbiato il nomignolo ‘Parrucchino’ perché un giorno mi feci una coda anni ’80 per nascondere i capelli afflosciati dal dormire sul cuscino; “Uè  -con accento bresciano- oggi ti lavata i capelli in lavatrice?!?” ribadendo questo concetto più volte nell’arco della giornata tra una sniffata e l’altra di cocaina nel bagno degli handicappati. Meno male che invece Marco ha apprezzato la mia acconciatura <3

Parentesi sulle ordinazioni del pasto in cucina: una volta leggo sulla lavagnetta che c’erano a scelta Pizza o Apfelstrudel; chiedo a Robi se si tratti davvero del dolce alle mele e cannella e lui “Ma và, si tratterà di una frittata alle mele salata! Te la consiglio, prendila!”. La ordino ma poi vedrò arrivare un invitante Apfelstrudel adagiato su un letto di crema alla vaniglia: epic fail! Chiedo gentilmente a Robi se possa procurarmi qualcos’altro perché non posso sfamarmi con una porzioncina di torta. Bigoli al sugo d’anatra: fissa totale <3 Un’altro giorno invece ordinai il Roesti, credendo si trattasse di un’abbreviazione per ‘Roastbeef’, e mi ritrovai davanti una frittata sottile con patate e cipolle; insomma, una sorpresa migliore rispetto allo strudel, anche perché era bbbono!

Il sabato dovrei vedermi con Momo, appena esco dal lavoro gli chiedo cosa fa. Mi dice che deve andare ad una festa di compleanno ma che mi farà sapere qualcosa a minuti. I minuti ovviamente diventano ore e verso le 2 decido di andare a dormire. Il mio sonno viene interrotto da Therry che bussa alla porta e mi porge il telefono di casa dicendo che c’era Momo. Stordita accendo il cellulare e appena vedo che sono le 6.30 tiro giù un sacco di moccoli! Era da poco uscito dalla festa ed era incazzato perché ci stava solo gente di merda drogata, che non capiva perché ci fosse andato, blablabla.  Poi mi dice che sta venendo da me e che vuole vedermi assolutamente. Mi alzo e metto su il caffè e quando arriva facciamo colazione assieme; ci si stende nel letto per riporsarci ancora qualche oretta ma l’unico a dormire rumorosamente sarà lui e non riuscirò a prendere sonno. Verso le 11.30 lo sveglio perché devo andare al lavoro e perché c’è di nuovo l’ennesimo casting per i coinquilini e mostrare un ragazzo dormiente ai candidati non sarebbe proprio il massimo; mi dà uno strappo fino al lavoro e in questo tratto di strada riesco pure a dimenticare il cellulare sulla sua macchina. Il giorno dopo me lo riporterà e potrò contare la bellezza di 14 chiamate senza risposta e 7 sms; insomma, è un classico che appena dimentichi il telefonino da qualche parte, l’intera rubrica ti cerchi.

Tyson finalmente è tornato in città dalla sua vacanza in Burkina Faso; ogni volta che lo incontro mi chiama ‘Sunshine’ e con lui ciancio tanto. Mi confida che ha una figlia avuta da una donna tedesca, anche di buona famiglia, e che ha un secondo impiego nella biblioteca della Freie Universitaet; si è poi raccomandato di non spifferarlo a nessun’altro al ristorante perché vuole tenere la sua vita privata divisa da quella lavorativa. Insomma, me la ‘conta voltentieri e gli attimi con lui sono piacevoli e divertenti! Finta new entry, un altro cuoco di colore che si chiama Quasi (scusate, ma mi fa ridere ‘sto nome) che in realtà lavora lì da 3 anni ma che ho conosciuto da poco. Tyson conosce ben 8 lingue africane, tra le quali anche quella di Quasi!

Invece con l’altro mio migliore amico del ristorante, Bariş, sono riuscita una volta a chattare su Facebook con la scusa di fargli un in bocca al lupo in vista di un esame che avrebbe dovuto sostenere il giorno dopo per essere abilitato a cuoco dopo 3 anni di tirocinio consecutivi nella stessa cucina. Alla fine scriviamo per più di 2 ore, un sacco di cazzate (gli chiedo degli scioglilingua in tedesco, ecc.) e anche domande più personali sulle rispettive vite sentimentali. Insomma, mica male! La prova gli va bene, ma la sera mi saluterà dicendo “Bis Oktober!” perché se ne va in vacanza. Realizzo solo dopo che ad ottobre sarò già tornata in Italia! Grazie a FB scopro a malincuore che se ne è andato in Turchia a recuperare metà di se stesso. Ciaciao, è stato bello conoscerti!

In Tegeler Strasse 38 tutto ok: hanno trovato una nuova ragazza che subentrerà da ottobre e riesco a creare molta ilarità nei miei inquilini per la parola ‘cozze’ perché in tedesco suona come ‘kozzen’, ovvero’ vomitare’, e per un dentifricio da bambini che ho fotografato al supermercato che si chiama ‘Putzi’, spiegando loro quello che significa in italiano (in tedesco c’entra, al contrario, il concetto delle pulizia). Una sera mi voglio improvvisare grande cuoca e provo a cucinare una parmantier; peccato che non avendo un salino, caschi troppo sale nella minestra e così non mi rimane che buttarla nel cesso :/

Vita sociale: esco un paio di serate con Chiara, la sua amica Nicole venuta a trovarla da Viareggio e l’inquilino Sasha (Sashi per gli amici). Alla fermata della metro di Alexander Platz, la mia collega viareggina si accende una sigaretta. Le chiedo se sia possibile fumare qui e lei “No, però lo faccio sempre!”. Appena finito di dire e arrivano due poliziotti che le fanno una multa da 15€. Porto più sfiga di Jessica Fletcher probabilmente! La prima volta andiamo a Kreuzberg per ‘un paio di birrette’ che a fine serata saranno moltiplicate; prima tappa al Cake dove le pareti e le lampade sono decorate coi bicchieri per l’amaro Ramazzotti. In seguito ci spostiamo in un locale iper gay e kitsch, abbastanza famoso a Berlino, che si chiama Roses: un tripudio di madonne e cristi iridescenti made in China, palle da discoteca e i muri ricoperti di finto pelo rosa. ADORO! Nicole e Sashi vengono pure abbordati da un gay e da una lella, ma verso le 4 decidiamo di incamminarci verso la metro, però non prima di aver fatto irruzione in una panetteria buonissima in cui ho comprato un’enorme, caldissima e buonissima pagnotta all’uvetta. Dopo qualche ora mi attende la giornata turistica che m’ero prefissata da un po’ a Potsdam.

Nonostante il sonno, mi sveglio, prendo l’S-Bahn e verso le 12.30 mi ritrovo nella chiccosissima appendice berlinese. Vado alla cassa, sperando di riuscire a comprare un biglietto ridotto per studenti ma ovviamente la tessera Unito non ha validità a livello europeo. Devo rassegnarmi al fatto che essa serva solo per la mensa universitaria dell’Edisu e che non ha 10000 funzioni come l’Iphone 5. Verdammt! Meno male che ci pensano l’intero parco di Sanssouci con i rispettivi palazzi a far divagare la mia mente per il resto della giornata orientandomi solo con una cartina squallida presa ad un punto informazioni della stazione. Da brava italiana ignorante, non capisco che si debba pagare un pass per poter fare le foto all’interno di tutti i diversi edifici, beccandomi così un mini tombino dal un guardiano; metto in azione la modalità gnorri e tutto si risolve per il meglio. Riesco a capire abbastanza una visita guidata interamente in tedesco e questa cosa mi riempie di soddisfazione, nonostante le orrende e giganti ciabatte di feltro che si devono indossare per non rovinare gli antichi pavimenti, inalino degli odori non proprio buonissimi. Anche la città di Potsdam, all’infuori del parco, è molto carina e piena di bei negozietti; la tentazione di andare da un parrucchiere o di comprare un paio di scarpe presso un negozio dell’economica catena Osco è forte, però riesco a resisterle e a tornare a casa. Therry m’aspetta.

Le ho promesso un risotto ai porri (è l’unica verdura che m’è rimasta in frigo) e lo preparo mentre lei finisce di impacchettare il suo zaino. In vista della sua partenza, in una libreria a Potsdam, le ho comprato un libretto con delle parole crociate in italiano, così almeno saprà come far passare le ore di viaggio sui treni regionali e interregionali. Avvengono i classici deliri pre-partenza, come dimenticare la carta d’identità nella fotocopiatrice appena riposta sotto il letto; non trovare il biglietto aereo; ecc. Quel loquacione di Arne riesce ad inciampare sul cavetto del telefono dopo 5 minuti che sono rientrata. Ciaciao cordless e ciaciao connessione wi-fi. Dopo un paio di giorni si ritornerà al vecchio e scomodo cavetto. Il risotto ai porri, modestamente, è buonissimo. Lascio alla mia Therry le mie chiavi di Torino, chiaccheriamo ancora un po’ e poi per lei è tempo di dormire. Mi mancherà molto :)

Giovedì sera si esce con Chiara, Nicole e Sashi. Stiamo troppo tempo in casa loro a ciacolare e non riusciamo così più a prendere la metro. Dopo aver visto una volpe (L) decidiamo di optare per un taxi, tanto la meta prefissata non è dev’essere lontana. Basta riferire al taxista che dobbiamo fare una Kurzstrecke, ovvero una corsa breve, così paghiamo la metà. Sashi mi fa provare mate-vodka e devo ammettere che non era malvagio; nel dubbio che all’ingresso del die wilde Renate ci perquisiscano la borsa, nascondiamo le birre in un Baustelle lì vicino. Mal che vada le troverà un barbone o un operaio del cantiere. Il locale è molto carino e pieno di gay; insomma, anche stasera non si faranno conquiste! Ad una certa ora dobbiamo andarcene perché Nicole deve prendere l’aereo per l’Italia. Loro spariscono nella notte su un taxi, io invece sulla S-Bahn.

settembre 27, 2011. Uncategorized.

Un Commento

  1. matteo svirk (@polarene) ha risposto:

    ma quante te ne succedono, eh?! :)
    Mi dispiace non aver preso parte a tutto questo…

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