Non solo i grandi filosofi riflettono sul tempo. Ci prova anche la Carlonazza.
Quello che scriverò non c’entra una fava con Berlino, però è giusto che si conquisti il suo posto in mezzo al flusso degli altri eventi.
Ho paura del tempo che passa, di quello che potrei rivedere o no tra un tot di anni. Sarò viva? I miei affetti ed i miei cari lo saranno altrettanto? Ritroverò qualcuno di impensabile a bucarsi le vene nel cesso lurido di una qualche discoteca? Chi tra le mie amiche diventerà per prima mamma? E a chi dovremo organizzare prossimamente il suo addio al nubilato? Sembrano domande inutili, ma me le pongo continuamente. Invece di staccare il cervello, preferisco tenerlo allenato e vivo con questi quesiti non risolvibili logicamente. Ancora: le nuove persone che conosco e alle quali mi lego in un determinato periodo, per quanto rimarranno effettivamente nella mia vita? Sarà l’ultima volta che le vedrò, per poi ricordarle con nostalgia quando sarò una malinconica donna di cinquantanni (sempre ammesso che riesca a raggiungere quell’età) oppure no? Essi, si ricorderanno di me, oppure finirò nel buco nero del loro sistema nervoso e verrò archiviata sotto chissà quale associazione d’idee? Odio gli arrivederci, ancora più degli addii, perché il più delle volte sono degli addii mascherati da arrivederci. Non si ha il coraggio di dire ‘Questa è l’ultima volta che ci vediamo!’. Siamo troppo codardi per ammetterlo ed è più comodo affermare un ‘Ci si becca presto!’. Sono consapevole di pensare troppo; non sono gli altri a dirmelo, ma è un’autocritica. I pensieri sono miei e non li esterno, quindi difficilmente qualcuno potrebbe riprendermi per questa mia mania di pormi domande non proprio inutili, bensì vane. Come dal nulla si è creato l’universo, con i suoi infiniti sistemi, il tutto si dissolverà con la stessa facilità. Noi esistiamo, FINI A NOI STESSI; crediamo di poter rendere il nostro essere eterno ed immortale. No, cazzo! Dei nostri corpi decomposti nessuno più si curerà, a parte qualche familiare della propria generazione che al primo novembre, forse, verrà cambiare i fiori ormai secchi o direttamente assenti da un anno. Però il più delle volte è sentito come un obbligo, quindi tanto vale lasciare i vasi di finto ottone con dentro mazzi floreali di materiale plastico a passare le stagioni. Persino i più grandi condottieri, re e regine del passato sono finiti nel dimenticatoio collettivo, è una sorte inesorabile. Chi crediamo di essere per sostenerci superiori a loro? Nessuno. Siamo materia che è destinata a perdersi e a diventare un tutt’uno con il sottosuolo, contribuendo così al ciclo della vita.
Sono a lavorare in una gelateria e dovrei canalizzare il mio flusso di pensieri su qualcosa di più frivolo e concreto, ma sarebbe una forzatura. Preferisco ammazzare quel poco di lucidità che m’è rimasta, sottoponendola a domande senza risposta. Però almeno così sono sicura che, appena mi stendo sul letto, prenderò subito sonno.
Gute Nacht.
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