Latrina e popcorn.
Rivangare episodi passati della mia vita. Questo è un mio punto forte. Soprattutto se si trattano di fatti definibili raccapriccianti e al limite della credibilità.
Una domenica estiva di 16-17 anni fa, la famiglia Carlone decise di impiegare le sacre ore di riposo e di preghiera, donataci dal signore, in una rilassante e simpatica gita a Torre Canavese, per vedere una mostra sui tesori dello zar. Di che zar si trattasse, non lo so.
Le intenzioni di trascorrere una giornata tranquilla c’erano. Peccato che furono sottovalutati dei fattori non proprio minimizzabili: in primis, mia nonna Luciana nella sua forma più smagliante di insopportabilità. In secundis, fu uno dei primi spostamenti a lunga distanza con il nostro storico ‘gioellino’ Ford Sierra Station Wagon 4×4 bordeaux. Peccato che, prima d’allora, non avessimo mai collaudato l’aria condizionata. Testardamente, il babbo ci obbligò a tenere i finestrini alzati per far sì che godessimo della brezza artificiale. Dovevamo solo tenere un po’ di fede e di pazienza, sarebbe stata una questione di pochi minuti.
Secondo lui.
Risultato: facemmo più di metà viaggio in modalità effetto serra, mentre fuori si squagliava l’asfalto. Tutti paonazzi, una volta giunti a destinazione, constatammo con immenso piacere che ad attenderci vi era una coda alla biglietteria chilometrica.
Come ingannare il tempo, se non facendo tappa alla lurida turca del bar?
Mia sorella sentì lo stimolo di defecare, subito dopo che io e papà uscimmo dai bagni. Che tempestività.
Per non dover ripetere l’attesa allo sciacquone, i miei genitori indirizzarono la piccola Elena ad una cacata più sauvage dietro ad una macchina. Il fato maligno volle far passare, proprio in quell’istante, una coppia di fidanzatini in amore. Mia sorella, inibita dall’imbarazzo, interruppe bruscamente l’atto della concimazione in fase, purtroppo, già inoltrata. In parole spicce, si smerdò tutta.
Non potendo prevedere un tale imprevisto coprofilo, si rimediò a quel piccolo contrattempo avvolgendo quel piccolo spargiletame di mia sorella con delle pagine di un quotidiano. Una vera e propria cronaca nera.
Deviazione momentanea di tappa: andammo al Meleto di Gozzano, loco in Agliè. Lì un turista, non molto attento, mi diede una botta in faccia con la sua macchina fotografica. Per tutto il corso della visita, tirai degli urli degni da attirare l’attenzione persino di Milingo. Per vendicarmi dell’offesa appena subita, mi fiondai con odio, assieme a mia sorella, in direzione della preziosissima macchina fotografica d’epoca a soffietto appartenuta al poeta. Seguì un meritato ammonimento da parte del sorvegliante.
Alle 17 circa, sfiancati, incominciammo ad avviarci verso la strada di casa. Però, continuava a dolere il dente avvelenato di Torre Canavese. Senza perderci d’animo, decidemmo di ritentare la titanica impresa. Per rendere più facili gli spostamenti, ci dividemmo nel modo seguente.
SQUADRA 1: mamma, nonna, Elena;
SQUADRA 2: io e babbo.
Visita del tesoro finalmente fu.
La vescica di Luciana necessitava di essere svuotata. I bagni del museo regalarono l’ennesima piacevole sorpresa: il pavimento allagato con un miscuglio di acqua, urina e cartaigienica disciolta. La nonna, inevitabilmente, si inzaccherò la gonna alla zingara e gli zatteroni in sughero. La reazione fu scontata: la donna inveì contro il personale sfruttato, minacciando di denunciare il direttore.
Ma il momento clou della giornata sta per incombere: la sottoscritta, dopo aver sbranato un mastello di pop corn, decretò come latrina un campo da tennis a lei congeniale. Di lì a pochi istanti un giocatore, in fase di smash, pestò in pieno la mia cacca. Ebbe così inizio il primo e, spero, ultimo torneo di Merdedlon. Come discorso d’inaugurazione, una serie di bestemmie.
Con non chalance, facemmo finta di niente e ci accodammo alle imprecazioni nei confronti di questo ipotetico animale selvaggio che cagò sulla terra battuta.
Per fortuna, una giornata è composta da sole 24 ore. Questa, in particolare, si concluse con un’insistente richiesta da parte mia e di mia sorella di consumare una pizza alle 22.
Ecco la valida alternativa alle domeniche da trascorrere a rubare matitine all’Ikea.