Lettera mai spedita (estate 2008)

Ciao ******,

ti scrivo una lettera. Lo so, è una scelta attualmente molto azzardata; io se ne ricevessi una penserei “Ma che pirla, esiste Internet! Oppure avrebbe potuto mandarmi un sms!”

Peccato che io sia la prima ad odiare questi mezzi per comunicare certe notizie; mi sono infatti resa conto da poco di quanto siano freddi e astratti.

La lettera è diversa.

Innanzitutto, la calligrafia. Già so quanto sia incomprensibile la mia ai tuoi occhi (non eri nemmeno riuscito a decifrare il mio indirizzo msn), ma dietro c’è dell’impegno: mani che impugnano una penna per fare defluire liberamente ed armoniosamente l’inchiostro sulla carta; mani che lasciano impronte digitali, il sigillo invisibile del mittente. Per me questo aspetto non è trascurabile, anzi, è pregno di fisicità.

Inoltre, trovo pure divertenti gli errori: scarabocchi e bianchetti che tentano di occultare qualche amenità appena scritta, ma sappiamo tutti che è un tentativo vano. Infatti le parole, in qualche modo, rimangono per sempre incise e lasciano il loro segno indelebile. Se proprio tu volessi fare il bastardo, basterebbe che tu mettessi il foglio in controluce per realizzare che al posto di ‘pregno’ avevo erroneamente scritto ‘intrinseco’.

La lettera ha un profumo?

Questo è relativo al naso: chi è più segugio probabilmente riesce ad immaginare quale fragranza regni negli ambienti domestici del mittente.

Per quanto riguarda il tatto, trovo che aprire una lettera sia il massimo del godimento. In primis, appena scannerizzo il contenuto della buca e trovo una missiva a me indirizzata sono felice; normalmente svolgo questa quotidiana abitudine sfiduciata: tra le tante bollette di solito non c’è posto per Isabella Carlone. Salgo le scale in fretta; mi fiondo in cucina  e dal cassetto delle posate impugno uno di quei coltelli vinti coi punti di chissà quale prosciutto cotto.

Taglio il bordo della busta.

Mi chiudo in bagno e svelo finalmente il contenuto con molta attenzione.

Bhè, il gusto è indubbiamente il senso più difficile da riscontrare in una lettera: assaggiarla non darebbe alcuna soddisfazione e chiunque sembrerebbe un imbarazzante lama ruminante. Le parole in qualche strano modo riescono comunque a coinvolgere il destinatario visceralmente: certe notizie possono lasciare l’amaro in bocca o rallegrare al punto di sentire tutto più dolce, come se si stesse succhiando una di quelle caramelline piene di coloranti, che frequentemente ci venivano regalate all’asilo già in stato di squagliamento.

L’udito viente coinvolto dal contatto delle dita sulla carta: quel piacevole rumore di scricchiolio che fa da colonna sonora alla lettura attenta e interessata della lettera.

Non penso che questo foglio ti arriverà mai; scrivere solo ****** **** sarebbe troppo generico, no?

Buona Berlino e buona vita.

Ti voglio bene.

Isabella.

ottobre 9, 2010. Etichette: , , , , , , . Cose semplici. 2 commenti.

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