DDB: Stuttgard 22/03/08. “Wir sind Emo (scheisse)”.

ORE 17.15

Siamo sul treno, di ritorno da Ludwisburg.

Oggi, dopo esserci svegliate con calma (alias 12.30), abbiamo optato per un tranquillo pomeriggio di shopping.

Anche questa volta, abbiamo svaligiato mezzo centro commerciale, soprattutto Müller e H&M (che novità!).

Arriviamo a Bietigheim e scopriamo che dobbiamo aspettare altri 30 minuti, prima che passi il prossimo bus.

Che fare?

Spesa dal fruttivendolo, oppure un sano kebab?

La piazza, al momento, offre solo questi due svaghi. Ovviamente scegliamo il secondo.

Toni fa goal, intanto noi attendiamo 3 Döner e una porzione di patatine.

Sul bus apparentemente tutto è tranquillo, fino a quando non si siede accanto a me uno di vecchietti con l’aria da attacca bottoni e veramente tachente. Inizialmente, si limita a parlare da solo e ride tra sè e sè. Peccato che, ad un certo punto, senta la sua mano sulla mia coscia e comincia ad accarezzarmela.

Io la sposto. Lui la smette.

Però continua a guardami con sguardo da beota, a sorridermi e si avvicina pure alla mia faccia.

Aiuto! Che minchia faccio?

Il fato interviene, e per qualche motivo lo fa scendere dal bus. I sorrisetti e le occhiatine persistono anche dal marciapiede. Liebe auf dem ersten Blick!

Sarà meglio berci su stasera!

ORE 20.30

Si prende il bus verso Bietigheim.

Concerto di un certo gruppo locale, meglio conosciuto come Tinitus.

È doverosa, però, prima una tappa al supermercato.

Io ed Eli finiamo nel reparto mini-alcoolici: ci sembra di essere nel Paese dei balocchi!

Confusione totale su cosa prendere.

Su consiglio delle tedeschine, compriamo: una confezione con sole 25 mini bottigliette di vodka, 2 mini Sekt Cinzano d’Asti, una birra scelta a caso e 4 mini aperitivi simil Aperon bitter che si chiamano “Ti amo”.

Ormai sono diventata l’adepta apri Sekt, e davanti al supermercato mi metto all’opera.

Non so però dove puntare la bottiglia: intorno a me ci sono solo case e macchine. Alla fine decido per quasi colpire un gruppo di persone.

Missione compiuta.

Io ed Eli decidiamo di essere parche con l’alcool, appena comprato, e puntiamo a farcelo bastare fino a martedì o usarlo almeno come souvenir.

Prima di entrare nel locale, ci fiondiamo sulle mini vodke più sfiziose (gusti panna e mela) per cercare in seguito di barattare le altre più nauseabonde (fico, prugna e un gusto ancora non inquadrato) con della birra.

I tedeschi però, simpaticamente, si limitano solo ad accettare i nostri regalini, senza darci in cambio altro alcool. Bastardi!

Un gruppo, nel frattempo, sta suonando e andiamo a vedere come è la situazione.

Siamo letteralmente finite in un concerto pseudo emo.

Aiuto!

Si poga.

Gente si fa.

I rasta saltano nell’oscurità.

C’è puzza di ascelle.

A questo punto, decido di buttarmi nella mischia durante una canzone.

Io e il pogo tedesco.

Io e il pogo tedesco.

Tutto bene!

Continuiamo a sparpagliare bottigliette d’alcool in ogni angolo del locale. In particolare le abbandoniamo su una specie di cornicione. Naturalmente, cadranno tutte.

Effetto strike assicurato.

Ad una certa ora, purtroppo, le finiamo. Fioretto non mantenuto.

Seguono a ruota una serie di conoscenze interessanti, o quasi: un paio di Billy Corgan, Felix die Katze venditore di Porsche, un altro Markus, un russo di nome Denis, due gemelle, un tipo con uno scatolone in testa che conosce solo la parola ‘fragola’, un emo che si crede metallaro, Marco Maccarini versione rasta, tanti piccoli Tokio Hotel in serie limitata e metallari.

Chiediamo circa a mezzo locale se siano delle Frikadellen e sfoggiamo con orgoglio grandi vocabili tedeschi di uno certo spessore stile Bügeleisen, Geschirrspüler, Umwelt, Abtauautomatik, etcetc.

Special guest della serata: Rebekka, Ines, Tim (alias cantante degli Hanson), Amelie e Meiky. Con quest’ultima, c’intratteniamo circa mezz’ora in bagno a parlare di Anna (la ragazza con la quale ha fatto lo scambio) e della mia vita sentimentale (non sembrava però molto interessata).

Tutto rigorosamente in tedesco.

Eli piscia ed io inizio a leggere una poesia in inglese scritta sulla porta del cesso.

Segue un’improvvisazione in cui ci fingiamo inglesi, e ogni due parole diciamo “Fucking”.

Sembra persino funzionare questa farsa.

Ormai, nostalgiche delle mini vodke, iniziamo a parlare con Marco Maccarini (alias Ian) e a bere birra.

Ci racconta della sua vita, soprattutto di quando ha viaggiato per mezza Europa per mezzo dell’autostop.

Ci si scambia le email e si viene a scoprire che non ha il cellulare.

Lo troviamo comunque simpatico e anche interessante da un certo punto di vista (non sicuramente da quello olfattivo).

Ad un certo punto, inizia a tachentarmi e mi chiede se posso sciogliermi la coda.

Io lo faccio.

È affascinato dalle mie ciocche di capelli, visibilmente sporche e pesanti. Unte e bisunte, insomma. Olio Dante rules.

Me le rilego subito.

In seguito, mi chiede di fargli una coda.

Di fronte a questi spulciamenti, Ele gli chiede se volesse rimanere da solo con me.

Egli risponde di sì.

Stranamente, mi è venuto un bisogno impellente di andare in bagno.

Passo il resto del tempo ad evitarlo e a fare cin-cin con lui a km di distanza.

Noi e Ian. Da notare le facce non disgustate. Io paonazza come non mai.

Noi e Ian. Da notare le facce non disgustate. Io paonazza come non mai.

Chi è il cadavere tra i due?

Chi è il cadavere tra i due?

È quasi l’una, e Ele se ne va.

Non troviamo più Niki, quindi andiamo in sua ricerca nella sala concerti.

Niente Niki, ma in compenso ci imbattiamo in un ragazzo totalmente betrunken disteso per terra, tipo cadavere, per terra.

Ritorniamo dai divani in stile psicanalista.

Eli ha fame ed ordina della pasta.

È gratis. Peccato che abbia il ketchup e che sia cotta al microonde.

Seguono conati di vomito.

Il tempo continua a passare, Eli insulta i tedeschi e cerca di svendere la pasta, ma Niki continua a non farsi vedere.

Isy dice che proviamo ad aspettarla ancora per un’ora, e se non arrivasse, Eli verrebbe a dormire da noi.

Questa è l’ultima spiaggia.

Decidiamo di essere utili e di andarla a cercare.

Usciamo.

Si gela.

Sembriamo perse nella nebbia.

C’è solo un buttafuori di colore.

Improvvisiamo un interrogatorio in tedesco, e alla prima domanda “Hai visto una ragazza bionda?”, ci smerda rispondendo che è pieno di ragazze bionde.

Amareggiate dal fallimento, appena subito, torniamo dentro.

Siamo stanche. Sono già le due e mezza e non c’è più nessuno.

Abbiamo sonno, e ci addormentiamo sui divani con sottofondo di musica metal.

Ad una certa ora (3 mezza) sentiamo una voce amica che ci chiama: è Niki! Ci sentiamo spaesate come i pastorelli, alla vista della madonna di Fatima.

Eli, spaventata dal brusco risveglio, urla: “Diocazzo!!!”.

È finalmente ora di andarsene via, ma ora sono sparite Isy e Nati. Però non ci facciamo troppo caso e si parte lo stesso.

Fuori stranamente nevica. Questa volta si tratta di una nevicata seria, una di quelle tachenti. Io ed Eli continuiamo a dire parolacce.

Niki è betrunken e non capisce nemmeno le nostre domande.

Non è nemmeno sicura su dove sia la fermata.

Perfetto!

Però alla fine ritroviamo il supermercato di partenza e aspettiamo il bus accanto ai carrelli della spesa. Niki non vuole essere da meno e ci si siede addirittura sopra. Continua ad essere ubriaca. Non è preoccupata del fatto che avrebbe dovuto essere a casa da almeno 3 ore.

Arriva il pullman.

Saliamo.

Le mie tedesche, per fortuna, salgono alla fermata successiva.

Continua a nevicare.

Serata finita.

Alle 4 mezza sono a casa.

FROHE OSTERN!

L'emo che avrebbe voluto essere un metallaro.

L'emo che avrebbe voluto essere un metallaro.

Marco Maccarini e Billy Corgan 1.

Marco Maccarini e Billy Corgan 1.

Billy Corgan 2.

Billy Corgan 2.

luglio 18, 2009. Etichette: , , , , , , , , , , , . Emo Music, H&M, Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi. Lascia un commento.

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