Aborto animato: Walt Disney era un fervente credente.
L’invettiva del giorno si rivolge ai famigerati nipoti trovatelli dei cartoni animati e dei fumetti. Per chi non avesse ancora centrato l’argomento di questo sssssssspumeggiante post, è meglio che ravani nei meandri più sudici della propria memoria per riportare alla luce del sole personaggi immortali quali Qui, Quo, Qua, Emy, Ely, Evy, Paperetta Yè-Yè, Newton, Pennino, Tip, Tap, Gilberto, Lupetto e, perché no?, Paolino Paperino stesso.
A meno che Walt Disney credesse nell’immacolata concezione, mi sorge un dubbio spontaneo: dove si trovano le ipotetiche sorelle o cognate acquisite?
Esistono?
Nel caso che queste donne abbiano un’ubicazione spaziale ben precisa, perché sfornano bambini in quantità fordiane?
Soprattutto, perché rifilano i propri pargoli al loro più prossimo parente sfigatissimo?
I figli non sono come i croissant: non sono nè burrosi al gusto, nè facilmente smaltibili grazie all’intervento degli intestini tenue e crasso.
Dietro alla creazione e alla crescita di una nuova generazione, si celano ENORMI responsabilità.
A maggior ragione, se si trattano di due-tre bocche o becchi da sfamare contemporaneamente.
Walt non è che avesse un gran istinto materno. Ed era pure maschilista, a mio avviso.
Non capisco, perché i pochi personaggi femminili siano rappresentati da squinzie muriatiche di prima categoria quali Minnie, Paperina, Clarabella, Chiquita e compagnia corrosiva?
Donne restie al sesso, ma non a fare le gatte morte con mezza Topolinia o Paperopoli, per avere in cambio favori frivoli.
Cambiando totalmente autore e tavole ad inchiostro, come non citare Segar e il suo Popeye the sailor man?
Sui fumetti, niente da ridire. Quindi, preferirei soffermarmi sulle due versioni animate di mia conoscenza.
Nella prima, l’unico elemento che mi fa inalberare è l’adozione, da parte di Braccio, di ben QUATTRO nipoti indemoniati ed uguali a dei carlini. Insomma, oltre ad essere stronzi sono pure dei discreti cessi.
Bell’affare!
Per il resto, le storie e i personaggi sono abbastanza attinenti al fumetto originale.
Nell’altra versione, di datazione più recente, sono rimasta sbigottita da numerevoli particolari: innanzitutto, Popeye si spoglia della sua storica casacca da marinaio per rinnovare il suo guardaroba con chiccosissime e sgargianti camice hawaiiane e bermuda da scalatore.
Mi sembra giusto!
Olivia, oltre a vomitare bile non appena apre quella sua boccaccia tumida, cambia acconciatura presso il coiffeur non vedente dei mini Pony. Lo storico chignon, fonte d’ispirazione anche per il packaging di un famoso profumo, viene rimpiazzato da un’orrenda permanente anni ’80. Inoltre, per tenere assieme quei quattri ciuffetti spelacchiati sul suo cuoio capelluto, quello yogurt scaduto di donna si avvale di una fascetta elasticizzata rosa confetto.
Nonostante ciò, la buona Olive Oil rimane sempre una zoccola. In senso figurato, ovvio.
Mi soffermerei ancora su Swee’Pea, meglio conosciuto in Italia come Pisellino. Nel fumetto si limita ad assomigliare ad una pupa, con sopra una testa dall’espressione ebete e statica, a balbettare qualche incomprensibile trojata e a fare scorribanda con il pulcioso Eugene the Jeep. Nel cartone, invece, si trasforma in un ragazzino belloccio scritturabile per High School Musical. Capelluto e viziato, si rifiuta di ingurgitare le sue quotidiane tre o quattro latte di spinaci inscatolati una ventina di anni fa.
Parbleu! Coniglio dal cappello: anche Brutus ha per casa un figlio/nipote comparso dal nulla, il quale è OVVIAMENTE in competizione con Pisellino. Mi chiedo chi avrà la meglio tra i due. Davvero non saprei immaginarlo. Il buono e figo, oppure il brutto e cattivo?
Per ultimo, ma non per importanza, ritengo rilevante la sigla italiana di questo magnifico cartone animato. È cantata dalla solita diabetica e leziosa Cristina D’Avena, però la cosa peggiore è il coretto di seconde voci, che si ripete costantemente per tutta la durata della canzone, che ricorda gli acuti dei Chipmunks.
Mi rivolgo alle nuove generazioni di fumettisti, e faccio loro un appello: introducete l’aborto nelle vostre tavole, cosicché non vi siano più vagonate di bambocci da far adottare a quei poretti di personaggi grafitati.