Romolo e SanRemo: prima serata.

Dal 2008 si è instaurata la tradizione di vedere e commentare il festivàl di Sanremo con la fida Lorennnna (per questioni di privacy la chiamerò sempre così) e a ruota altri special guest come Olly l’anno scorso o la Gasta e mia sorella ieri. “MAMMAMIA, CHE SCHIFO SANREMO!!! Solo i vecchi o le casalinghe lo guardano”. Sono vecchia dentro, quindi senza troppa vergogna ammetto che è un momento molto atteso dalla sottoscritta; forse sono troppo ottimista, ma mi sentirei di affermare che ogni anno qualcosa di buono ne esce, soprattutto dalla categoria giovani. Ammetto che uno dei miei tanti sogni è poter far parte della giuria tecnica, per sbraitare come una pollastrara e agitare davanti agli obbiettivi delle telecamere le mie braccia flaccide.

Dopo una cena abbondante alla carlona, ci piazziamo satolle davanti alla televisione e la nostra attenzione è subito attratta dalle mani giganti di Gianni Morandi; partono battute su di esse e sulla solita leggenda metropolitana che vede l’eterno ragazzo come attivo coprofago. Non tarda ad arrivare Papaleo (che cazzo c’entra con Sanremo?) e quaglio subito il suo travestimento da Mario Monti. Seguono battute che strappano a malapena un sorriso sul governo tecnico (un po’ di finta/vera satira all’Ariston è d’obbligo) oppure sulla mancanza di gnocca (le vallette sono infatti assenti per problemi salutari) perché deve fare la parte del terrone piacione. Pessimo. Come anche sono state pessime la Canalis e la Rodriguez con la loro canzoncina Disney in playback; inevitabilmente sono volati commenti acidi sui loro bellissimi tatuaggi; sulle tette rifatte di Belen; sulla poca femminilità di Elisabetta quando applaude come se fosse allo stadio (sarà la forza dell’abitudine). Però penso che il momento peggiore sia stato il monopolio di quasi un’ora da parte di Adriano Celentano, introdotto da una costosa e squallida clip dove la città fiorita e il teatro erano coinvolti in una finta guerra mondiale con una serie di immagini tagliate e incollate direttamente dal film “Pearl Harbor”. Constatando che non schiodava da Rai1, sono andata a lavare i piatti incrostati che mi attendevano in cucina e sono stata richiamata sull’attenti per assistere alla memorabile collaborazione musicale tra Morandi, Pupo, Celentano e Papaleo; come la Gasta aveva previsto, Adri s’è anche esibito nel suo classico passo da molleggiato. Posso ringraziarlo perché almeno ho messo a posto tutto, senza dover rimandare tutta la pulizia a oggi.

Ma le canzoni? Si può dire che, per colpa degli ospiti, hanno avuto pochissimo spazio nonostante si tratti di una competizione musicale. Proverò comunque a passarle in rassegna, per quanto mi sia possibile.

Il festival è stato aperto da Dolcenera e posso solo ricordare la sua bocca enorme e il suo abbigliamento poco azzeccato (dal momento che ci vestiamo meglio di Giusi Ferrè, ci permettiamo senza troppi problemi di dire la nostra su come siano agghindati i partecipanti). Di cattivo gusto il ciuffetto verde acqua stile Avril Lavigne nel suo periodo punk. Del pezzo che ha portato non saprei cosa dire, perché non lo ricordo.

Segue uno dei miei miti, Samuele Bersani. Ho molte aspettative nei suoi confronti, anche perché la mia canzone preferita in assoluto è la sua “Replay” con cui partecipò all’edizione del 2000. A differenza di 12 anni fa, il brano parla di un pallone da calcio. Sì, di un anonimo pallone da calcio. Non sempre si deve per forza trarre significati importanti da parole che si vogliono vedere come criptate, per dar così loro un senso. Elogio ad un oggetto tanto banale quanto importante per uno Stato come l’Italia, condito con un po’ di surrealismo scanzonato tipico del cantante di Cattolica (vedi “La soggettiva del pollo arrosto”). Inoltre era davvero affascinante vestito in frac e le scarpe chiodate erano geniali; insomma, trovo che abbia un po’ sdoganato l’ingessatura generale che si può palpare nella platea dell’Ariston con un brano orecchiabile (no, non sono parziale!)

Noemi ha voluto esagerare, presentandosi con dei capelli che nemmeno Milva, cucendosi la Pimpa in testa, avrebbe saputo eguagliare. Il testo è stato scritto da Fabrizio Moro e non aggiungerei altro.

Francesco Renga ci farà sempre ridere per il suo passato da rocker, contrapposto al suo presente da compositore di lagne. Notabile solo per il fatto che sia un manzo ed è vestito bene, a parte la sciarpina di rete.

Meno male che a lui segue la famosissima promessa jazz italiana Chiara Civello. Tanto famosa quanto brava a scendere la scalinata.

Irene Fornaciari ha la fortuna non solo di assomigliare al padre, ma di essere persino peggio di lui grazie al suo famoso mento. Però siamo ragazze profonde e proviamo ad andare oltre all’apparenza, peccato che sia riuscita a rovinare un bel pezzo scritto da David Van de Sfroos. Brava Irene! La prossima volta tagliati i capelli; elimina l’autostrada del Sole dal centro della tua testa; smettila di vestirti da quindicenne in fase figlia dei fiori, facendo pure involontaria pubblicità alla Ceres per uno strano ghirigoro sulla manica che ricordava il logo della birra in questione.

Emma ad ogni sua apparizione diventa sempre più anoressica e non sa camminare sopra i trampoli che s’è messa ai piedi. Si può anche essere fighe con un paio di scarpe più basse, sai? La collaborazione dell’anno scorso coi Modà l’ha portata a cantare un brano sullo stesso stile della band milanese. Originalità a badilate!

Finalmente dei cuneesi sono approdati a Sanremo, però non è che ci abbiano convinto molto i Marlene Kuntz e abbiamo ignorato gran parte della loro canzone per fare del sano gossip sul fatto che Godano, in contesti informali ma non solo, si atteggi da super figo della situazione e che abbia scambiato una serie di sms con una nostra cara amica per invitarla a bere un cocktail a Torino. L’unica vera grande emozione è stata vedere apparire sullo schermo i loro cognomi, tipici della provincia Granda. Grazie!

Quando è stato il momento di Finardi, Lorennna ci dilettava con imitazioni di Albano, quindi non so bene definire la mia impressione a riguardo.

Definirei, con un eufemismo, GROTTESCO  il momento D’Alessio-Bertè. Un’aberrazione del genere non sarebbe nemmeno potuta essere inventata da Hitler. Il titolo del pezzo è “Respirare” e credo sia dovuto al fatto che  il botulino abbia preso ormai il sopravvento su quello che una volta immagino fosse il viso della Loredana. Vestita da befana ad un funerale (paragone gentile rispetto ai Mickey Rourke, Miss Piggy, Richard Benson, James Brown sbiancato che ho letto sotto un video) si limita a cantare come un gallo rauco assieme al fantastico Gigggi che tenta di fare il cattivo solo perché indossa una giacca di pelle del mercato rionale. Lorennna scopre d’essere bravissima anche ad imitare la Bertè.

Segue Nina Zilli che non ha portato una canzone degna di nota. A differenza di altre apparizioni televisive, è pure meno figa del solito; almeno non ho rosicato. Dopo questa ennesima perla musicale, Lorennna rincasa con la Gasta e mia sorella m’abbandona per andare a dormire. Rimango da sola nell’arena.

Per fortuna non rimangono molti artisti, devo affrontare ancora un certo Pierdavide Carone con Lucio Dalla. Canzone non brutta, ma è la classica ballata su una Pretty Woman che fa breccia nel cuore di un uomo con buone intenzioni nei suoi confronti. Ma da dopo De Andrè non è un tema che mi colpisca molto (quanto sono spocchiosa!), quindi mi lascia indifferente.

Arisa, senza Ray Ban, porta una canzone diversa dalle sue precedenti colleghe sanremesi. Riascoltandola adesso, non mi dispiace affatto e il testo non è banale. Entra nella mia rosa di preferenze.

Chiudono la prima serata i Matia Bazar. Sarò prevenuta e reazionaria, ma senza Antonella per me non sono Matia Bazar. Scusate.

Nessuno è stato eliminato, non perché siano stati tutti troppo bravi ma per il semplice fatto che il sistema di voto della giuria è andato a banane, per dirla in modo fine. Perché Sanremo è Sanremo!

febbraio 15, 2012. Etichette: , , , , , , , , , , . Walt Disney. 1 commento.

Aborto animato: Walt Disney era un fervente credente.

L’invettiva del giorno si rivolge ai famigerati nipoti trovatelli dei cartoni animati e dei fumetti. Per chi non avesse ancora centrato l’argomento di questo sssssssspumeggiante post, è meglio che ravani nei meandri più sudici della propria memoria per riportare alla luce del sole personaggi immortali quali Qui, Quo, Qua, Emy, Ely, Evy, Paperetta Yè-Yè, Newton, Pennino, Tip, Tap, Gilberto, Lupetto e, perché no?, Paolino Paperino stesso.

A meno che Walt Disney credesse nell’immacolata concezione, mi sorge un dubbio spontaneo: dove si trovano le ipotetiche sorelle o cognate acquisite?

Esistono?

Nel caso che queste donne abbiano un’ubicazione spaziale ben precisa, perché sfornano bambini in quantità fordiane?

Soprattutto, perché rifilano i propri pargoli al loro più prossimo parente sfigatissimo?

I figli non sono come i croissant: non sono nè burrosi al gusto, nè facilmente smaltibili grazie all’intervento degli intestini tenue e crasso.

Dietro alla creazione e alla crescita di una nuova generazione, si celano ENORMI responsabilità.

A maggior ragione, se si trattano di due-tre bocche o becchi da sfamare contemporaneamente.

Walt non è che avesse un gran istinto materno. Ed era pure maschilista, a mio avviso.

Non capisco, perché i pochi personaggi femminili siano rappresentati da squinzie muriatiche di prima categoria quali Minnie, Paperina, Clarabella, Chiquita e compagnia corrosiva?

Donne restie al sesso, ma non a fare le gatte morte con mezza Topolinia o Paperopoli, per avere in cambio favori frivoli.

Cambiando totalmente autore e tavole ad inchiostro, come non citare Segar e il suo Popeye the sailor man?

Sui fumetti, niente da ridire. Quindi, preferirei soffermarmi sulle due versioni animate di mia conoscenza.

Nella prima, l’unico elemento che mi fa inalberare è l’adozione, da parte di Braccio, di ben QUATTRO nipoti indemoniati ed uguali a dei carlini. Insomma, oltre ad essere stronzi sono pure dei discreti cessi.

Bell’affare!

Per il resto, le storie e i personaggi sono abbastanza attinenti al fumetto originale.

Nell’altra versione, di datazione più recente, sono rimasta sbigottita da numerevoli particolari: innanzitutto, Popeye si spoglia della sua storica casacca da marinaio per rinnovare il suo guardaroba con chiccosissime e sgargianti camice hawaiiane e bermuda da scalatore.

Mi sembra giusto!

Olivia, oltre a vomitare bile non appena apre quella sua boccaccia tumida, cambia acconciatura presso il coiffeur non vedente dei mini Pony. Lo storico chignon, fonte d’ispirazione anche per il packaging di un famoso profumo, viene rimpiazzato da un’orrenda permanente anni ’80. Inoltre, per tenere assieme quei quattri ciuffetti spelacchiati sul suo cuoio capelluto, quello yogurt scaduto di donna si avvale di una fascetta elasticizzata rosa confetto.

Nonostante ciò, la buona Olive Oil rimane sempre una zoccola. In senso figurato, ovvio.

Mi soffermerei ancora su Swee’Pea, meglio conosciuto in Italia come Pisellino. Nel fumetto si limita ad assomigliare ad una pupa, con sopra una testa dall’espressione ebete e statica, a balbettare qualche incomprensibile trojata e a fare scorribanda con il pulcioso Eugene the Jeep. Nel cartone, invece, si trasforma in un ragazzino belloccio scritturabile per High School Musical. Capelluto e viziato, si rifiuta di ingurgitare le sue quotidiane tre o quattro latte di spinaci inscatolati una ventina di anni fa.

Parbleu! Coniglio dal cappello: anche Brutus ha per casa un figlio/nipote comparso dal nulla, il quale è OVVIAMENTE in competizione con Pisellino. Mi chiedo chi avrà la meglio tra i due. Davvero non saprei immaginarlo. Il buono e figo, oppure il brutto e cattivo?

Per ultimo, ma non per importanza, ritengo rilevante la sigla italiana di questo magnifico cartone animato. È cantata dalla solita diabetica e leziosa Cristina D’Avena, però la cosa peggiore è il coretto di seconde voci, che si ripete costantemente per tutta la durata della canzone, che ricorda gli acuti dei Chipmunks.

Mi rivolgo alle nuove generazioni di fumettisti, e faccio loro un appello: introducete l’aborto nelle vostre tavole, cosicché non vi siano più vagonate di bambocci da far adottare a quei poretti di personaggi grafitati.

luglio 21, 2009. Etichette: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aborto, Segar, Spiderman, Walt Disney. 4 commenti.

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